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URANIO IMPOVERITO, LA SERBIA CHIEDE LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE SCANU

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Uranio impoverito, la Serbia chiede la relazione della Commissione Scanu. Esattamente un mese fa, proprio qui nella sala stampa di Palazzo Montecitorio, la Commissione d’inchiesta sull’uso dell’uranio impoverito presentava la sua relazione finale.

Un rapporto, che ha sollevato molte polemiche tra i vertici dell’ Esercito e del Governo italiano che hanno negato la relazione tra l’uso di uranio nelle munizioni e patologie cancerose che i militari italiani avevano contratto.

«Sconvolgenti criticità» sono state scoperte nel settore della sicurezza e della salute sul lavoro dei militari «in Italia e nelle missioni all’estero, che hanno contribuito a seminare morti e malattie» – si può leggere nella relazione.

Lo Stato Maggiore dell’Esercito, ha da subito respinto con fermezza le accuse, definendole “inaccettabili”.

Per l’ormai ex presidente della Commissione d’inchiesta Scanu, l’Europa deve uscire “dall’ immobilismo colpevole senza schermarsi dietro una presunta estraneità politica alle atrocità della guerra dei Balcani” e si deve fare “carico del fatto che intere popolazioni sono state devastate”.

A sostegno della relazione della Commissione, c’è anche il video di 53 minuti, datato 1995 e diffuso dal Pentagono a tutte le forze Nato, Italia Compresa, con il quale si spiegavano nel dettaglio tutti i rischi letali dell’Uranio e le precauzioni da assumere in quel teatro di Guerra.

Video che i vertici militari italiani e conseguentemente quelli istituzionali, sembrano aver nascosto.

La relazione della Commissione d’inchiesta finisce anche sotto la lente della Commissione Salute e Famiglia del Parlamento serbo.

Il Presidente della Commissione, Darko Laketic, accompagnato dall’ambasciatore serbo a Roma Goran Aleksić, ha incontrato il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, Gian Piero Scanu e i due vicepresidenti, Donatella Duranti e Ivan Catalano  per discutere delle risultanze della Commissione d’inchiesta.

Laketic ha definito di “grande valore” per “impegno e coraggio” la relazione finale della Commissione uranio, che contiene “risultati scientifici molto rilevanti”.

“Il problema che si trova ad affrontare la Serbia è che c’è sempre un numero maggiore di malattie del sangue maligne e congenite – ha spiegato Laketic – sono stati fatti degli studi per il periodo 2000-2004 sulla popolazione infantile ed è stato accertato che la percentuale delle malattie del sangue e congenite che colpiscono questa fascia di età è del 14,8% rispetto alla media europea che è dello 0,8% “.

Sotto i bombardamenti NATO del 1999 in Serbia, morirono più di mille persone (oltre la metà civili).

Secondo i dati forniti dall’Istituto di Salute Pubblica, il cancro ai polmoni è la patologia più diffusa tra gli uomini, mentre nelle donne è quello al seno.

Tra il 1999 e il 2012, tra la popolazione è aumentato dell’80% lo sviluppo di linfonodi, mentre i casi terminali sono aumentati dell’11%.

Partendo da questi numeri, la stima di nuovi casi sarà superiore alle 40 mila unità.

In Serbia infatti, il numero di nuove diagnosi di cancro è di 2,8 volte superiore rispetto a quella del mondo intero.

La Repubblica di Serbia vuole perciò vederci chiaro e per questo – ha annunciato in conferenza stampa il Presidente della Commissione Salute e Famiglia del Parlamento serbo, Darko Laketic – sarà istituita una Commissione d’inchiesta che ricalca quella italiana.

Inoltre, il presidente Laketic ha chiesto a Gian Piero Scanu e ai membri della commissione d’inchiesta di andare a Belgrado per illustrare i risultati dell’indagine.

“Sono certo – ha detto Laketic – che i risultati della Commissione ci aiuteranno ad andare fino in fondo su questo fronte”.
Intanto, il presidente della Commissione d’inchiesta sull’Uranio, Gian Piero Scanu, ha inviato al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ed a tutti i presidenti dei gruppi parlamentari europei, una lettera per trasmettere i risultati del lavoro della Commissione contenuti nella relazione conclusiva.

“Sono convinto – scrive Scanu – che i temi trattati siano di rilevanza non solo italiana e meritino pertanto di essere posti all’attenzione del Parlamento Europeo. La salvaguardia della salute dei militari impiegati nei contingenti inviati all’estero, alcuni dei quali su mandato dell’Unione europea, costituisce infatti una priorità di assoluta evidenza, oltre che per ogni singolo Stato membro dell’Unione, anche nel quadro del controllo parlamentare sull’operato delle istituzioni europee e sulla partecipazione militare a missioni internazionali”.

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