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URAGANI. DA HARVEY A MARIA ESTATE DI PAURA NEI CARAIBI

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La stagione infinita degli uragani ci porta Maria, che si abbatte su Martinica e sulla Repubblica Dominicana con venti oltre 260 km/h, per poi dirigersi verso Guadalupe e Isole Vergini. Nel suo tragitto ha raggiunto categoria 5, mentre resta fermo attualmente a categoria 3. Attacca Puerto Rico, distruggendo la rete elettrica e portando alla morte di oltre 40 persone e danni per più di 30 miliardi di dollari.

L’uragano Maria sta continuando senza sosta a colpire Puerto Rico. Una diga di Guajataca, a ovest del Paesi, ha ceduto inondando le due cittadine di Isabela e Quadrebilas. L’evacuazione è partita subito per cercare di salvare gli abitanti nel tempo più breve possibile. La situazione è stata definita dal governo “estremamente pericolosa”, le inondazioni potrebbero aver colpito più di 70.000 persone. Fino ad ora sono 13 i morti accertati. “La peggiore tempesta del secolo” è la definizione del governatore dell’Isola.

Viene normale chiedersi perché quella del 2017 sia stata una stagione di uragani così violenta.  Poco positivi i commenti degli esperti. Bob Henson del Weather Underground, un servizio di previsione degli uragani, ha dichiarato: «Questa stagione è senza dubbio al di sopra della media. E, va ricordato, la stagione degli uragani termina a fine novembre, quindi c’è tutto il tempo perché i valori fin qui registrati aumentino». C’è da aspettarsi ancora il peggio entro la fine dell’anno?

Facciamo un punto della situazione in numeri. Sono a quota 13 le tempeste tropicali sviluppatesi tra giugno e settembre, un numero che dal 1995 a oggi si è visto solo sommando i dati di quattro anni. Di queste tempeste, 7 sono diventate uragani. Non solo. Harvey, Irma, Jose e Maria hanno raggiunto categoria 4 sulla scala Saffir-Simpson che va da 1 a 5. Perché di raro, più che nel numero degli uragani, c’è che in un mese ce ne siano stati due a categoria 4 e due a categoria massima.

Era un evento prevedibile? La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), la Colorado State University e il Weather Channel hanno centrato le loro previsioni inziali. Erano state previste tra le 14 e le 19 tempeste e un numero di uragani tra 5 e 9.

Ma perché proprio questa stagione? Il Climate Prediction Center ha spiegato che le condizioni climatiche ponevano le basi per la formazione degli uragani, con temperature della superficie marina più elevate della norma.

Lo scienziato Kerry Emanuel ha evidenziato due fattori chiave. In primis, c’è poca differenza tra la velocità dei venti in superficie e quella dei venti a 16.000 metri di altitudine, che permette agli uragani di stabilizzarsi. Altro fattore è l’elevato potenziale termico dell’Atlantico tropicale, che fa evaporare l’acqua più velocemente nell’atmosfera.

Ma che ruolo ha il cambiamento climatico? Le previsioni sul surriscaldamento indicano che i cicloni tropicali si faranno sempre più intensi, così come gli uragani atlantici. L’aria sarà più ricca di vapore acqueo il che porterà ogni singolo uragano a sganciare maggiori quantità di pioggia. Una cosa è certa: la scienza è d’accordo sul fatto che le piogge record prodotte da Harvey siano il risultato delle elevate temperature generate dalle attività umane.

C’è da aggiungere che il 2017 ha visto anche ben altre catastrofi naturali. Solo nell’ultimo mese il Messico è stato devastato da due terremoti di magnitudo 8.2 e 7.1 a distanza di 12 giorni l’uno dall’altro. I danni sono stati pesanti, oltre 250 morti causati dall’ultima scossa e migliaia di evacuati. Mentre il primo terremoto devastava il Messico, Harvey sommergeva il Texas. Mentre violente inondazioni uccidevano circa 1.200 persone tra India, Bangladesh e Nepal, Irma si abbatteva sui Caraibi e sulla Florida. Sono coincidenze o siamo davvero vicini al punto di non ritorno?

Intanto l’uragano Maria potrebbe seguire una traiettoria diversa dalle precedenti. Si sta spostando verso Nord, passando dalla zona Est delle Bahamas e si prevede possa dirigersi verso l’Europa. Data la sua violenza sin dall’area caraibica, è alta la probabilità che riesca nell’impresa oltreoceano.

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