L’allarme dell’Unesco: “La Grande Barriera Corallina, in Australia, è in pericolo”. Ma il governo nazionale continua a sottovalutare il problema e critica l’agenzia Onu.

A 40 anni esatti da quando era stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità, l’Unesco lancia l’allarme sulla Grande Barriera Corallina in Australia: “Dovrebbe essere inserita nella lista dei siti del patrimonio mondiale che sono in pericolo“. L’agenzia Onu, in vista della sua riunione a metà luglio in Cina, esorta il governo di Canberra a “intraprendere azioni accelerate a tutti i livelli possibili” contro il cambiamento climatico, il principale fattore a mettere in pericolo il più grande sistema corallino al mondo (con una estensione di 2300 km).

Barriera corallina, c’è ancora speranza per la sua sopravvivenza?

Nella bozza di raccomandazione dell’Unesco viene sottolineato che nonostante gli sforzi, non sono stati raggiunti obiettivi significativi sul miglioramento dalla qualità dell’acqua. Il governo dell’Australia, però, continua a sottovalutare il problema e se la prende con l’Unesco. Le ministre dell’Ambiente, Sussan Ley, e degli Esteri, Marise Payne, hanno contattato la direttrice generale Audrey Azoulay. La ministra Ley ha spiegato: “Abbiamo messo in chiaro che contesteremo questo approccio sbagliato, che è stato avviato senza adeguata consultazione. Il cambiamento climatico è una minaccia ma il comitato per il patrimonio mondiale non è il luogo per fare considerazioni su questo tema“.

Decisamente contrario all’approccio del governo è senza dubbio Richard Leck, responsabile per gli oceani del Wwf Australia. “Il significativo tasso di mortalità dei coralli ha spinto l’Unesco ha esortare il governo australiano a fare di più per il clima“, spiega Leck. Una cosa è certa: il governo australiano continua a insistere sui gas serra, senza adottare nuovi provvedimenti per diminuire le emissioni e il primo ministro conservatore Scott Morrison, anche in sede di G7, finora ha resistito alle pressioni internazionali affinché si ponga l’obiettivo di zero emissioni entro il 2050.

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