Ha superato il milione di firme la campagna internazionale sostenuta da Marevivo per mettere al bando la commercializzazione delle pinne di squalo in Europa. Per firmare c’è tempo fino al 31 gennaio. 

La campagna europea per mettere al bando la commercializzazione delle pinne di squalo in tutto il continente ha raggiunto il suo obiettivo: un milione di firme provenienti dai cittadini di tutta Europa.

Dunque la proposta di legge per mettere al bando le pinne provenienti dal cosiddetto finning, cioè l’asportazione delle pinne degli squali con l’obiettivo di essere vendute.

Ma per firmare c’è tempo fino al 31 gennaio e ogni firma in più aumenta la possibilità che la proposta venga presa in considerazione. Per firmare bisogna seguire le indicazioni contenute nella pagina ufficiale.

L’iniziativa ha visto protagonista per l’Italia l’associazione Marevivo che ora punta ancora più in alto.

Quella del ‘finning’ è una pratica terrificante e molto diffusa nei paesi asiatici, dove si ritiene che sedersi a tavola per mangiare pinne di squalo rappresenti un simbolo di ricchezza e opulenza – ricorda Laura Gentile, project manager di Marevivo – ma se pensiamo a come avviene tutto questo è pazzesco: si pescano gli animali, privandoli, da vivi, delle loro pinne caudali, tagliate a crudo con un coltello, e poi si ributtano in mare gli squali, pronti ad andare incontro ad una sicura morte, affogando lentamente”.

“Già nel 2006, il Parlamento europeo si era espresso su questo tipo di azione, sollecitando alcuni regimi di protezione, ma più sulla carta che concretamente. Marevivo, a partire dal 2012, ha esercitato una grossa pressione sui parlamentari europei, raccogliendo una enorme quantità di firme da parte del mondo della cultura e della ricerca, affinché vietassero lo “Shark finning” anche a bordo”, spiega Gentile.

“Piccoli gesti, grandi crimini”, presentati i risultati della campagna anti-littering di Marevivo

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