Umbria, Mattarella ad Assisi per celebrare San Francesco: “Non ci arrendiamo alla logica di guerra”

Il presidente Mattarella, ospite d’onore alla cerimonia per la festa di San Francesco, ha acceso la Lampada votiva dei Comuni d’Italia.

Sentita e partecipata cerimonia questa mattina, ad Assisi, per la festa di San Francesco, patrono d’Italia, ospite d’onore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha acceso la Lampada votiva dei Comuni d’Italia che arde sopra la tomba di San Francesco.

Un gesto simbolico, fatto a nome di tutti gli italiani, un gesto che, dopo due anni di pandemia, assume il significato di ringraziamento per coloro che hanno aiutato a superare questo periodo e al tempo stesso, come fortemente voluto dalla Conferenza episcopale italiana, manifesta la volontà di ricordare chi è venuto a mancare proprio a causa del Covid.

Alle celebrazioni, hanno partecipato tra gli altri, anche la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei ed il sindaco di Assisi, Stefania Proietti. La messa, nella chiesa superiore della Basilica di San Francesco, è stata celebrata dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi. Nel corso del suo discorso, il Capo dello Stato, ha ricordato come San Francesco, sia portatore del valore della pace, valore ripreso anche dalla Costituzione italiana.

“San Francesco – ha detto il Presidente Mattarellaè una delle radici antiche della nostra identità. La forza profetica delle sue scelte di vita ha esaltato valori che sentiamo vivi per il domani dell’Italia, dell’Europa, del Mediterraneo, del mondo. La pace, anzitutto. La nostra Costituzione l’ha, coerentemente, iscritta come fondamento e traguardo della nostra comunità”.

“Quella pace – ha aggiunto – tradita proprio nel cuore dell’Europa, che, nella prima metà del secolo scorso, aveva conosciuto gli abissi del male e si era riscattata con nuovi ordinamenti interni e internazionali”

“Non ci arrendiamo alla logica di guerra – ha concluso – che consuma la ragione e la vita delle persone e spinge a intollerabili crescendo di morti e devastazioni. Che sta rendendo il mondo più povero e rischia di avviarlo verso la distruzione. E allora la richiesta di abbandonare la prepotenza che ha scatenato la guerra. E allora il dialogo. Per interrompere questa spirale”. 

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