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Ultima Generazione, venerdì 12 il processo per l’imbrattamento al Senato

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Tre persone a processo per l’azione del 2 gennaio scorso: ci sarà anche un presidio di solidarietà. E anche 30 avvocati difendono gli attivisti.

Ultima Generazione, tre attivisti a processo per l’imbrattamento al Senato. L’azione a Palazzo Madama, avvenuta il 2 gennaio scorso, ha avuto conseguenze penali per gli attivisti, con il processo che partirà venerdì 12 maggio. Anche per questo motivo, gli esponenti di Ultima Generazione hanno annunciato di aver convocato un presidio di solidarietà a piazzale Clodio, che si terrà alle 13 di venerdì. “È ora di interrompere questa follia. Finanziare combustibili fossili significa finanziare la siccità. Le stesse istituzioni che continuano a martoriare la nostra casa comune in fiamme, mandano a processo cittadini che si sacrificano per il futuro di tutte e tutti“, spiegano gli attivisti.

Gli avvocati con gli attivisti 

Intanto, però, sta facendo notizia una presa di posizione di una trentina di avvocati che lanciano un appello contro la criminalizzazione degli ecoattivisti. “Da sempre siamo impegnati nella difesa dei diritti di libertà e di manifestazione del pensiero. Di fronte a nuove forme di contestazione, le Procure hanno assunto attività repressive, con contestazioni di reati spropositate rispetto ai fatti realmente accaduti e talvolta con la costruzione di indagini-teorema” – il messaggio degli avvocati – “Riteniamo significativo e importante mettere a disposizione la nostra professonalità nella difesa di attiviste e attivisti che hanno sempre condotto azioni non violente“.
La presa di posizione degli avvocati si riferisce alla decisione della Procura di Padova, che agli attivisti di Ultima Generazione ha contestato, tra i vari reati, anche quello di associazione per delinquere. “Le legittime ragioni delle proteste non hanno avuto alcuno spazio, essendo il tutto ricondotto ad una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati, come se si trattasse di una banda di rapinatori seriali. Con le loro azioni di proteste, gli attivisti oggi indagati intendono mettere in luce che il disastro ambientale è ormai in corso e non c’è più altro tempo” – aggiungono gli avocati – “O si agisce subito, o la situazione diventerà irreversibile. Gli attivisti sono mossi dalla ferma volontà di costringere i pubblici poteri a fare quanto possibile per salvare la vita dell’umanità su questo pianeta. Le azioni non violente compiute sono imposte dalla necessità di salvare non solo se stessi, ma tutta l’umanità“.

Chi sono gli avvocati 

Gli avvocati che hanno firmato la nota a favore degli attivisti di Ultima Generazione sono una trentina. Questi i loro nomi: Francesco Romeo, Simonetta Crisci, Arturo Salerni, Caterina Calia, Gilberto Pagani, Gianluca Vitale, Nicola Canestrini, Cesare Antetomaso, Ivonne Panfilo, Luigi Galloni, Tatiana Montella, Ludovica Formoso, Antonello Ciervo, Paola Bevere, Flavio Rossi Albertini, Isabella Cacciari, Veronica Dini, Filippo Paterniti, Luca Saltalamacchia, Roberto De Angelis, Leonardo De Luca, Daniela Torro e Leonardo Pompili.
Tutti gli avvocati possono sottoscrivere l’appello inviando una e-mail a stop416ecoattivisti@gmail.com.

Ultima Generazione, la mobilitazione legale

Il gruppo di avvocati si è unito per poter garantire assistenza legale agli attivisti di Ultima Generazione. “Le azioni non violente non sono sproporzionate rispetto al pericolo che tutti vorrebbero fosse scongiurato. Le attiviste e gli attivisti non si limitano ad agitare lo spettro del disastro climatico ed ecologico, ma avanzano proposte concrete per investire questa deriva, come la definitiva uscita dal fossile e massicci investimenti per fonti alternative di energia” – si legge ancora nella nota sottoscritta – “Le azioni di Ultima Generazione sono anche un atto dovuto di difesa della legalità costituzionale, laddove l’articolo 9 tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Per questo, ci impegniamo a sostenere le ragioni di chi si batte per il futuro del pianeta, opponendoci alla criminalizzazione dei movimenti ecologisti“.