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Uganda, dagli scarti della plastica nascono le mascherine per la lettura labiale

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L’imprenditrice Juliet Namujju sta realizzando mascherine per il COVID-19 adatte alle persone ipoudenti e sorde che comunicano anche grazie alla lettura labiale, ricavandole dalle enormi quantità di rifiuti in plastica dell’Uganda.

Quando era solo una bambina Juliet Namujju fu testimone di un incidente stradale che causò la morte della madre e l’amputazione delle gambe del padre. E’ cresciuta con la nonna, una sarta, e vedendo le difficoltà e le discriminazioni che subiva il padre sviluppò una certa sensibilità nei confronti delle persone disabili.

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Da quel momento la sua missione è stata quella “di combattere queste discriminazioni e di provare a cambiare la mentalità che le persone avevano verso i disabili” come afferma lei stessa.

Il mondo della moda non sembrava la soluzione più scontata per fronteggiare il cambiamento sociale del quale sentiva la necessità, ma la sua infanzia a stretto contatto con la sartoria ha dato modo alla sua immaginazione di crescere.

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Quando ero bambina ero solita realizzare giocattoli e bambole con cui giocare dagli scarti e dai ritagli di stoffa che mia nonna gettava e li cucivo con pezzi di plastica presi da bottiglie o altri politeni”, racconta Juliet.

All’età di 21 anni crea la Kimuli Fashionability, una casa di moda nella città di Mpigi presso la quale lavorano persone con disabilità, vengono prodotti articoli e capi utilizzando le grandi quantità di rifiuti in plastica dell’Uganda e più recentemente anche mascherine.

 

Con l’arrivo della pandemia ha realizzato che circa il 25% del suo staff era composto da persone con problemi uditivi e che per comunicare si servivano spesso della lettura labiale, impedita proprio dall’uso della mascherina. Juliet e il suo team hanno ideato dei dispositivi di protezione in stoffa inserendo una parte trasparente, con scarti in plastica trattata, dotati di filtro.

Il problema però non sembra risolto completamente, come afferma Rose Nakangu, collaboratrice di Kimuli Fashionability, perché lo “schermo” trasparente tende ad appannarsi quando si parla, ma è comunque un passo avanti. Ad oggi sono state vendute più di 2000 mascherine che consentono la lettura labiale, considerando anche un ordine arrivato da un’organizzazione con sede a Los Angeles che promuove i progressi delle persone disabili.

 

La Social Innovation Academy a Mpigi ha avviato un progetto grazie al quale le imprese riescono a pagare le donne locali per raccogliere rifiuti. Quando vedo i rifiuti, vedo qualcosa di bello, come un fiore” dice Namujju, spiegando proprio che il significato del nome “Kimuli” (il suo brand) significa proprio “fiore” nella lingua locale.

Di Francesco De Simoni

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