Buone notizie: In Ue mai così poche fonti fossili per produrre elettricità

Nel primo semestre del 2023 la produzione elettrica da gas, petrolio e carbone è stata la più bassa di sempre. Ma nel resto del mondo le cose vanno diversamente

L’Unione europea utilizza sempre meno fonti fossili per alimentare le proprie centrali elettriche. La buona notizia sul fronte della lotta alla crisi climatica arriva dal think tank Ember.

Gas, petrolio e carbone restano tra le fonti più utilizzate per la produzione di energia elettrica nel Vecchio Continente ma tra gennaio e giugno 2023, i 27 Stati membri hanno bruciato il 17% in meno di combustibili fossili per produrre elettricità rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Questo calo così vertiginoso ha portato al 33% la quota di elettricità che in Ue viene prodotta con fonti fossili

E considerando che gas naturale, carbone e petrolio (le fossili, appunto) rilasciano i gas serra che sono i maggiori responsabili del riscaldamento globale, è facile intuire perché si tratti di una ottima notizia per la lotta alla crisi climatica.

Dati alla mano, i Paesi Ue non hanno mai utilizzato così poche fossili per produrre elettricità dal 2015, cioè da quando esistono misurazioni precise mese per mese. Ma secondo gli analisti si potrebbe trattare del dato più basso almeno dal 2000.

Ma cosa è successo? Perché improvvisamente abbiamo cominciato a usare così poche fossili per l’elettricità? In primo luogo il calo è imputabile alla riduzione di domanda elettrica avvenuta in questi mesi. Inoltre, l’aumento dell’offerta di fonti rinnovabili – come eolico, solare e geotermico – ha fatto il resto.

Attenzione però a cantar vittoria. Se l’Unione europea si è data obiettivi climatici ambiziosi (un taglio di emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030 e dello zero netto entro il 2050), a livello globale le emissioni legate all’utilizzo di fonti fossili sono ancora in costante crescita. Per fermare il riscaldamento globale è necessario dunque trovare soluzioni condivise con quelle potenze – Cina e India in primis – la cui domanda di elettricità continua a crescere in maniera esponenziale.

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