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UE: “BASTA BOTTIGLIE DI PLASTICA, BEVETE L’ACQUA DEL RUBINETTO”

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Ue: “Basta bottiglie di plastica, bevete l’acqua del rubinetto”. Con questo appello, la Commissione europea ha deciso di modificare la direttiva sulle acque potabili, con un solo obiettivo dichiarato: ridurre drasticamente il consumo di acqua in bottiglia.

Il commissario all’Ambiente Karmenu Vella e il primo vicepresidente Frans Timmermans hanno proposto misure per garantire che tutti gli europei abbiano un accesso regolare e sufficiente a questa risorsa: nuovi standard qualitativi, maggiore trasparenza sulle informazioni ai cittadini, armonizzazione nei metodi di valutazione e migliori infrastrutture per garantire l’accesso a una più vasta platea.

Nel testo gli Stati membri sono invitati a installare fontanelle pubbliche nelle città e i ristoranti a offrire gratuitamente acqua di rubinetto invece che in bottiglia.

“Le bottiglie di plastica sono tra gli oggetti più comunemente ritrovati nelle spiagge europee – ha dichiarato Karmenu Vella – vogliamo seriamente metter fine all’uso indiscriminato della plastica“.

Secondo le stime, bevendo l’acqua del rubinetto si può arrivare a risparmiare fino a 600 milioni di euro.

E se in Spagna, le aziende private staccano la fornitura a chi non può permettersi di pagarla, l’Italia detiene il record europeo di consumi di acqua in bottiglia.

211 litri procapite nel 2016.

Una stima produttiva di 6 miliardi di pezzi l’anno.

“Non vogliamo imporre niente, i consumatori fanno le loro scelte – ha aggiunto Timmermans – ma se sanno che esistono alternative sane e più economiche, le scelte possono cambiare“.

Ma la situazione nel bel paese non è così semplice.

Dal 2014 sull’Italia pende una procedura d’infrazione per aver superato i valori limite di arsenico e fluoro nelle acque potabili in oltre 30 zone di approvvigionamento idrico nel Lazio.

Secondo i dati Istat inoltre, 23 Comuni dove abitano 104mila persone non hanno rete di distribuzione idrica.

Dal 2008 al 2016 per gli abitanti di una ventina di capoluoghi italiani, soprattutto in Sicilia, Sardegna e Calabria la riduzione del flusso di acqua è stata una condizione con cui hanno dovuto convivere.

 

 

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