Sono in fuga dalla guerra, ma non ne vogliono sapere di abbandonare i loro animali domestici. Per questo, si moltiplicano in Italia le strutture di accoglienza.

La guerra ha tolto loro la casa e spesso li ha separati dagli affetti familiari. Anche per questo, forse, i profughi che cercano di scappare dall’Ucraina non ne vogliono sapere di abbandonare anche i loro animali domestici. E in Italia si moltiplicano i progetti di accoglienza specifici, che prevedono anche una sistemazione per gli animali. A Firenze, ad esempio, al Parco degli animali di Ugnano, saranno accolti gli animali delle famiglie ucraine che non possono essere ospitati nelle strutture dove sono appena arrivati i rifugiati. Già attivi tutti i protocolli sanitari, come quelli anti-rabbia, anche se non si tratta di un fatto inedito. Cecilia Del Re, assessora fiorentina all’Ambiente, ha infatti spiegato che già durante la fase emergenziale della pandemia il Parco degli animali di Ugnano era stato uno snodo importante della rete solidale.

In Ucraina, la Fondazione Cave Canem è già attiva e sta per portare farmaci veterinari, oltre ad aver messo a disposizione delle associazioni che operano direttamente nelle zone di guerra un primo fondo da 10mila euro. Gli operatori della Fondazione si occupano anche di accudire gli animali di chi, in fuga dalla guerra, non ha ancora trovato una sistemazione per l’intera famiglia. In campo anche professionisti che si occuperanno della gestione psicologica degli animali. Non ci sono infatti solo le persone a soffrire per il conflitto, il rumore delle bombe e la separazione dagli affetti (specialmente per quanto riguarda i bambini) può causare nei cani un fortissimo stress.

Per gli animali rimasti in Ucraina, ospitati nei canili o rifugiati insieme alle famiglie, è prevista una sinergia tra la Fondazione Cave Canem, che fa parte della coalizione Eu Dog & Cata Alliance, e l’associazione di veterinari ucraina Usava. Ai progetti solidali collaborano anche Davide Rota (ceo di Linkem) e Raffaele Petrone di Petrone Group, che contribuiranno alle comunicazioni e alla logistica tra Italia e Ucraina. Per sostenere il piano di interventi è possibile fare una donazione all’apposito link.

C’è poi la commovente storia di Liuba, una donna ucraina che ha appena raggiunto l’Italia, più precisamente Perugia, dopo essere rimasta bloccata per giorni con i suoi 19 cani (5 mastini adulti e 3 cuccioli, 10 golden retriever, 1 flat). Fuggita da Zaporizhzhia due settimane fa, stava per lasciare l’Ucraina ma al confine con la Slovacchia le era stato detto che avrebbe dovuto lasciare i suoi cani. A quel punto, Liuba è rimasta insieme ai suoi animali in un rifugio a circa 200 metri dal confine e a meno di sei chilometri dalla dogana. Ad aiutare Liuba ci ha pensato l’Enpa, che in collaborazione con NewWay ha inviato un mezzo che ha permesso alla donna e ai suoi cani di lasciare l’Ucraina. Per percorrere quei sei chilometri ci sono volute più di sei ore, ma alla fine Liuba è riuscita a fuggire con i suoi animali e ad arrivare in Italia. Ora i cani saranno posti sotto osservazione sanitaria in un rifugio privato, dove potrà vivere anche Liuba. “Questa è una storia di guerra, ma anche di grande coraggio” – ha commentato Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa – “Esemplare questa donna che pur di non lasciare i suoi cani aveva in un primo momento scelto di non varcare la frontiera dopo aver già percorso oltre 1.300 chilometri tra pericoli e bombardamenti“.

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