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Clima, gli Stati Uniti fuori dagli accordi di Parigi. Critiche dalle altre nazioni

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Gli Stati Uniti d’America hanno notificato ufficialmente alle Nazioni Unite l’intenzione di ritirarsi dagli accordi di Parigi, dando il via alla procedura legislativa. Gli altri paesi hanno espresso il loro disaccordo e la delusione verso la manovra.

La notifica di uscita dagli accordi di Parigi è stata inviata il primo giorno disponibile, lunedì 4 novembre 2019, dando il via al procedimento legislativo che durerà un anno e culminerà solo dopo le elezioni del novembre 2020. Secondo gli accordi, gli Stati Uniti ed altre 187 nazioni avrebbero dovuto impegnarsi a mantenere a non oltre i 2 gradi l’aumento di temperature rispetto alla condizione preindustriale, con il tentativo di raggiungere anche 1.5 gradi.

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La decisione di ritirarsi dagli accordi, presa dal presidente Donald Trump, ha reso gli Stati Uniti l’unico Stato non firmatario al mondo, mettendo a rischio anche gli sforzi dell’Unione Europea nel contrastare le emissioni.

Tuttavia, centinaia di governi locali, organizzazioni ed economie negli Stati Uniti si sono uniti al movimento We Are Still In, impegnandosi a ridurre le emissioni e indirizzando l’economia americana verso l’utilizzo delle energie rinnovabili. Micheal Bloomberg, imprenditore americano, ha postato sul sito del movimento dicendo che sta lavorando per coprire il gap lasciato dal ritiro di Trump, che ha descritto come “l’abdicazione di un leader”.

Il ritiro è ancora soggetto ai risultati delle elezioni del prossimo anno. Se Trump perderà, il vincitore potrà decidere di annullare la procedura.  Gli scienziati però temono per gli effetti che avrà l’amministrazione Trump sulla protezione del clima nel periodo della procedura di ritiro. Secondo il report dell’Istituto degli affari europei e internazionali, la decisione di Trump ha prodotto un danno reale per gli accordi di Parigi, creando “un precedente da seguire”. Gli esempi sono Russia e Turchia, che hanno ancora non hanno ratificato l’accordo.

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La decisione degli USA, uno dei più grandi al mondo a produrre gas a effetto serra, ha portato alla condanna degli ambientalisti e dei Capi di Stato di altre nazioni. Francia e Giappone sono quelle che hanno criticato maggiormente la manovra. L’ ufficio presidenziale francese ha detto “siamo dispiaciuto dall’atteggiamento degli Stati Uniti, questo rende la cooperazione fra Francia e Cina sul clima ancora più necessaria”.

Il presidente francese Emanuel Macron e il suo corrispettivo cinese Xi Jinping si incontreranno a Pechino domani, dove firmeranno un accordo di irreversibilità dal trattato di Parigi mentre il portavoce del governo giapponese, Yoshihide Suga, ha definito l’atteggiamento degli USAdeludente”. “Ci piacerebbe combattere i cambiamenti climatici mentre cerchiamo un modo di collaborare con gli Stati Uniti”.

Allo stesso tempo, i democratici e gli ambientalisti hanno fortemente condannato la decisione. Nancy Pelosi, speaker democratico della Camera dei Rappresentanti, ha condannato la mossa di Trump definendola “una disastrosa decisione che vende il futuro dei nostri bambini”. Mentre l’ex vicepresidente e attivista Al Gore ha deriso chi “sacrifica il pianeta per la propria avarizia”.

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 “E’ il momento più oscuro della diplomazia da molti anni e un danno agli sforzi globali”, ha detto Bill Mckibbe, leader del gruppo 350.org a BBC Newsday. Tuttavia, la mossa è stata vista con benevolenza dal repubblicano Gary Palmer, che ha twittato: “è tempo per gli Stati Uniti di uscire fuori da questo accordo che non porta veramente benefici al cambiamento climatico.

Per il segretario di Stato, Mike Pompeo, intervistato da Fox News, “l’accordo ha imposto condizioni economiche ingiuste agli Stati Uniti. I lavoratori americani avrebbero perso il lavoro a causa dell’accordo. Ci stava trattenendo come una camicia di forza”. Invece secondo Pompeo gli Stati Uniti seguiranno un modello realistico e pragmatico, utilizzando tutte le energie e le tecnologie pulite ed efficienti.

Donald Trump ha promesso di trasformare gli USA in una potenza energetica, tentando di abbassare i costi di produzione di gas, petrolio e carbone, e definendo il piano dell’ex presidente Barack Obamauna guerra all’energia americana”. Trump ha fatto del ritiro dall’accordo del 2015 uno dei suoi cavalli di battaglia della campagna elettorale.

Annunciando il suo ritiro lo scorso anno ha detto “sono stato eletto per rappresentare i cittadini di Pittsburgh non di Parigi. Prometto che uscirò o rinegozierò ogni trattato che danneggi gli interessi americani”.

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Ma i report suggeriscono che l’amministrazione Trump non abbia fatto alcuno sforzo nel rinegoziare il trattato, aspettando solamente la prima data buona per uscire dall’accordo. Gli Stati Uniti attualmente contribuiscono a circa il 15% delle emissioni di carbonio, ma sono anche una risorsa fondamentale di tecnologie per i paesi in via di sviluppo che combattono i cambiamenti climatici.

Cosa prevedono gli accordi di Parigi?

Con cambiamenti climatici, o riscaldamento globale, si fa riferimento agli effetti dei gas o delle emissioni rilasciati da industrie e pratiche agricole nell’atmosfera. Gli accordi di Parigi sono stati fatti per limitare l’aumento delle temperature dovuto a queste emissioni.

I paesi si sono accordati per:

  • mantenere le temperature non oltre i 2 gradi rispetto alle temperature precedenti allo sviluppo industriale, cercando di raggiungere il livello di 1.5 gradi;
  • limitare le emissioni di gas ad effetto serra prodotti dalle attività umane al livello in cui alberi, terreno e oceani possano assorbirle naturalmente, iniziando in un periodo tra il 2050 e il 2100;
  • rinnovare il contributo di ogni paese ricco a ridurre le emissioni ogni 5 anni, cosi che possa aumentare la sfida;
  • far sì che i paesi più ricchi aiutino i paesi più poveri, fornendo finanziamenti climatici per adattarsi ai cambiamenti climatici e al passaggio a fonti rinnovabili di energia.

 

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