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TRUMP, LA SFIDA DEI DAZI. IL CANADA PROTESTA E LA MAY SOFFRE

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Trump insiste. Fallito, per ora l’Obamacare, adesso è la volta dei dazi e quindi della guerra commerciale a protezione dell’industria americana.
Su direttiva del presidente gli USA hanno imposto dazi del 220% alla canadese Bombardier produttrice degli aerei CSeries. Le decisione è stata definita dal Dipartimento del Commercio come misura anti-dumping, dopo le accuse avanzate dall’americana Boeing per presunte sovvenzioni sleali a vantaggio dell’azienda canadese.
Il ministro al Commercio USA Wilbur Ross ha giustificato l’azione contro Bombardier come risposta alla mancata partecipazione dell’azienda alle indagini. La decisione definitiva spetterà all’International Trade Commission ed è prevista per fine anno. Cosa ne sarà della relazione USA-Canada dopo le decisioni di mr. Trump? L’attacco all’azienda canadese non facilita certamente questo rapporto, reso già fragile dalle tumultuose rinegoziazioni del Nafta, accordo commerciale che include anche il Messico.
Nel mese di aprile Bombardier avrebbe firmato un contratto con l’americana Delta AirLines per la vendita “sottocosto” di una partita di aerei serie C ad un prezzo di 6,5 miliardi di dollari, più basso di circa 14 milioni rispetto a quello di produzione. Secondo l’accusa di Boeing si tratterebbe di una pratica ‘sleale’ messa in atto grazie a “enormi e illegali sussidi governativi”. L’azienda canadese ha denunciato a sua volta Boeing di violazione alla libera concorrenza nel lancio del 777 Dreamliner.
Il governo canadese non ha perso tempo ad appoggiare il suo colosso industriale, minacciando la statunitense Boeing di ritorsioni commerciali. Sull’altro fronte, il primo ministro britannico Theresa May si è dichiarata “amaramente delusa” per la scelta di Trump. La costruttrice Bombardier impiega molti dipendenti in Irlanda del Nord, il che giustifica il recente tweet della May: “Il governo continuerà a lavorare con il gruppo per salvaguardare i posti di lavoro”.
La telefonata della May non è bastata a far cambiare idea al presidente americano. Con l’amministrazione Trump il tempo è denaro. Nel vero senso del termine. E il Canada? Proverà a consolarsi con il CETA appena avviato.

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