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Più di 200 batteri nei box dei rider. L’inchiesta di Gambero Rosso su delivery e contaminazione

Più di 200 batteri nei box dei rider. L'inchiesta del Gambero Rosso su delivery e contaminazione

Nel box che trasporta un rider ci sono oltre 200 colonie di batteri. L’inchiesta del Gambero Rosso fa luce sul problema della contaminazione batterica nel food delivery.

Il food delivery è diventato parte integrante della quotidianità. Sono tante le app tramite cui ordinare online cibo (e non solo) da ricevere comodamente a casa o in ufficio. Eppure, l’inchiesta del Gambero Rosso su questo nuovo modo di acquistare, che il digitale ha reso abitudine fa luce su un aspetto forse troppo trascurato: la contaminazione batterica durante il trasporto.

Ecco quindi che si apre il “vaso di Pandora” – o il box di un rider – dei batteri e della loro presenza nelle scatole che ci consegnano  pasti ovunque ci troviamo in pochi minuti.

L’analisi commissionata dal Gambero Rosso al laboratorio di Roma Si.La fa emergere dati sconcertanti, ai quali però non si fa fatica a credere.

Su un box di un rider Glovo è stata rilevata una carica batterica pari a 286 Ufc/cm2, si legge su Il Salvagente. Quindi, oltre 200 colonie di batteri presenti sul fondo e sulle pareti laterali di uno degli zaini della nota azienda di food delivery. Sarebbe come mangiare un panino o un piatto di pasta sul pavimento di un ristorante. Un ristorante che però verrebbe chiuso dopo un controllo dei Nas.

Food delivery e contaminazione batterica, è giusto scaricare la responsabilità sui rider?

La sacca analizzata è quella di un rider alla fine del suo turno di lavoro, e proprio da questo dettaglio che si innnesca lo scarico di responsabilità di Glovo, Deliveroo e le altre app di consegne a domicilio.

Infatti, l’inchiesta del Gambero Rosso sottolinea lo scandaloso scaricabarile operato dalle aziende di food delivery nei confronti dei loro lavoratori.

“Abbiamo così scoperto che il contratto che lega i lavoratori alle piattaforme proprietarie degli algoritmi prevede che l’onere di lavare e sterilizzare la sacca sia a carico del rider e non dell’azienda”, si legge sull’anticipazione del Gambero Rosso dell’inchiesta in uscita nel prossimo numero di luglio dell’omonima rivista.

Secondo AssoDelivery, l’associazione italiana dell’industria del food delivery alla quale aderiscono Deliveroo, FoodToGo, Glovo, SocialFood e Uber Eats, i rider seguono corsi obbligatori di sicurezza stradale e sull’igiene e trasporto degli alimenti. Il corso sull’igiene e la sicurezza alimentare forniscono informazioni sulle leggi riferite al “Pacchetto igiene” e sono conformi alla normativa Haccp.

Affermazioni che non rispondono però al dato di fatto, ovvero l’alto rischio di mangiare cibo contaminato, innescando ulteriori domande. Chi controlla che la sanificazione venga effettuata e con prodotti idonei? Quali indicazioni hanno i rider?

Ma soprattutto, siamo sicuri che sia etico e sensato affidare questa responsabilità a loro piuttosto che alle piattaforme?