AttualitàBreaking News

TRIVELLE NEL SALENTO: “SI’” DEL GOVERNO ALLA MULTINAZIONALE USA

Condividi

Di Sara Falconieri

Il mare del Salento rimane nel mirino delle multinazionali del petrolio. Il Ministero dell’Ambiente ha dato il via libera al progetto per la ricognizione dell’Adriatico alla Global Med LLC, società petrolifera americana.

Obiettivo: scandagliare il fondale marino alla ricerca di petrolio al largo di Santa Maria di Leuca. Immediata la reazione del presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone che per la seconda volta ha dovuto presentare ricorso al Tar per combattere l’azione delle trivelle, affiancato da ben 14 Comuni della provincia.

Già nel 2014 la stessa società aveva presentato l’istanza per le trivellazioni nel Sud Salento, facendo partire la rivolta delle Istituzioni locali cui si era unita la  Regione insieme alle Università e all’Ente Parco.

Gabellone ha anche chiesto al Governo una valutazione più approfondita dell’impatto ambientale sull’ecosistema marino, soprattutto per l’utilizzo della tecnologia air-gun, uno strumento che spara nella crosta terrestre aria compressa, provocando onde sismiche nei fondali. Appositi rilevatori sonori permettono poi l’analisi delle profondità marine.

Durissima la reazione anche Legambiente Puglia: il presidente Francesco Tarantini nel condannare l’azione del Governo, ha nuovamente ribadito la necessità di una Legge per regolamentare queste indagini di ricerca, partendo dalla realizzazione di  un Piano delle Aree per la ricerca e la coltivazione degli idrocarburi, con una valutazione ambientale delle strategie attuate.

E’ evidente, alla luce di questi nuovi fatti, che la netta opposizione popolare ai tempi del referendum, non sia stata né adeguata, né sufficiente.

La Puglia e il Salento restano un obiettivo  delle multinazionali del petrolio che potrebbero concorrere alla devastazione dei suoi fondali marini, tra i più suggestivi al mondo.

Adesso bisognerà capire quale sarà la reazione del Ministero, ma soprattutto quali saranno le iniziative presidente Emiliano, e della cospicua pattuglia dei parlamentari salentini.

Tra i primi, la senatrice Daniela Donno del M5S ha evidenziato che il rischio non è solo legato all’ecosistema marino, ma anche quello  storico-archeologico. Tanto che  il semaforo verde del Ministero dei Beni Culturali, è stato subordinato all’obbligo di sospendere tutti i lavori in caso di anomalie o presenza di reperti archeologici nei fondali. Soltanto un mese fa, infatti, nelle acque pugliesi, sono stati ritrovati ordigni bellici della seconda guerra mondiale.

Il tempo però stringe. Restano 60 giorni prima del bombardamento sismico. Nel frattempo la Global Med ha avviato l’installazione delle sono-boe, strumenti che indicano i valori soglia di rumore che potrebbero portare a disturbi comportamentali e danni irreversibili per la popolazione marina.

E’ giusto correre questo rischio?

La Direttiva marina europea ha inserito tra gli 11 descrittori di buono stato ambientale proprio la non emissione di energia o rumore che possa disturbare l’ecosistema.

Sulla vicenda è intervenuto anche il professor Ferdinando Boero, biologo marino: “oltre all’ipotesi di impatto letale che avrebbero eventuali incidenti con gravi sversamenti di petrolio, le sole perdite di carattere fisiologico comporterebbero, in maniera irreversibile per il Mar Mediterraneo e tutta la sua economia, una vera e propria catastrofe, vanificando gli sforzi per la conservazione di una cultura e di una tradizione note ed apprezzate in tutto il mondo.”

Va ricordato che solo lo scorso anno l’olandese Shell aveva comunicato al Ministero dello Sviluppo economico di aver rinunciato  al permesso di ricerca del petrolio nel golfo di Taranto.

Una  decisione improvvisa  che aveva destato non pochi sospetti.

Adesso la stessa Shell ritorna sulla scena pugliese, proponendo uno strumento di ricerca come l’air-gun.

Rinnegate le trivellazioni, ci si affida a piccoli sensori di ascolto per analizzare i naturali rumori della terra.

Sarà la trama di un film già visto?

(Visited 129 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago