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Trivelle in Adriatico, via libera del Governo. Insorgono i sindaci

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Via libera del Ministero della Transizione Ecologica al progetto ‘Teodorico’ per l’estrazione di gas vicino alle comunità che si affacciano sull’Adriatico tra Emilia-Romagna e Veneto.

“Tutti i componenti della Comunità del Parco – dichiara Diego Viviani, sindaco di Goro e vicepresidente dell’Ente Parco – hanno espresso la propria contrarietà a questo progetto. Questo è stato l’indirizzo che è stato dato. Ora, speriamo che il Ministero della Transazione ecologica tenga in considerazione la nostra indicazione, anche per il tramite della Regione”.

“La nostra è una zona che presenta già situazioni di fragilità – spiega Viviani – al punto che è stato necessario intervenire con opere strutturali. Nel caso del mio Comune, penso all’innalzamento delle banchine del porto di Goro, agli interventi sulle arginature realizzati dal Consorzio di Bonifica di Pianura di Ferrara. Il Governo parla di Transizione ecologica, e non credo che attività di questo tipo si concilino. Soprattutto, se si considera che ciò avverrebbe nell’ambito del Parco del Delta del Po”.

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Preoccupato anche il sindaco di Mesola, Gianni Michele Padovani: siamo un’area vocata al turismo: stiamo portando avanti progetti legati al turismo ‘lento’ per valorizzare il nostro patrimonio naturalistico, si sta lavorando per l’istituzione di un Parco unico interregionale del Delta del Po. Con tutto ciò, le attività estrattive sono come cavoli a merenda, soprattutto in un territorio fragile come il nostro”.

Una richiesta di dietrofront al Ministero arriva dall’amministrazione comunale di Comacchio che sostiene l’inadeguatezza di un progetto che può avere gravi ricadute sul territorio, sia sotto il profilo ambientale che sotto il profilo turistico.

Quelle trivelle erano già lì e le vongole erano offese già da tempo” – replica alle polemiche Il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, in un’intervista a Skytg24.

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“C’erano valutazioni di impatto ambientale per riprendere le operazioni – prosegue – erano state completate da tempo e io le ho trovate. Non posso fare operazioni non corrette, se un atto è pronto devo andare avanti o commetto omissione di atti d’ufficio”.

“Ho preso atto che c’era delle via completate e non c’era ragione di tenerle nel cassetto – evidenzia il titolare del Mite, spiegando che si tratta “soprattutto di ricerca”

“Era roba che c’era già da molto tempo prima, non c’è nessuna trivella nuova – conclude – non ho accettato nessuna nuova autorizzazone, ho mandato avanti autorizzazioni che erano nel cassetto da anni e io sono per la decarbonizzazione”.

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