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Trentino, abete secolare sradicato per diventare l’albero di Natale del Vaticano

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Un abete rosso di 113 anni è stato sradicato in Trentino. Il motivo? Diventerà l’albero di Natale del Vaticano e sarà esposto in piazza San Pietro.

L’albero di Natale del Vaticano di quest’anno sarà un abete rosso di 113 anni, sradicato dalla foresta dove è cresciuto ad Andalo, in Trentino. Da domani, l’abete rosso, di 28 metri, sarà esposto in piazza San Pietro. Una notizia che ha fatto infuriare gli ambientalisti, dai semplici cittadini fino ad alcuni esponenti politici, come ad esempio Lucia Coppola, consigliera provinciale di Europa Verde a Trento.

Il senso profondo del Natale passa anche attraverso la cura del Creato e si rivolge ormai a cittadini consapevoli del fatto che anche le tradizioni possono trasformarsi coi tempi e aderire a pratiche meno impattanti e più ecologiche. Nel rispetto di tutte le sensibilità e senza voler colpevolizzare nessuno credo sia giusto riflettere anche alla luce di una rinnovata e diffusa sensibilità ambientale“, scrive Lucia Coppola. Difficile darle torto, anche alla luce della sensibilità ambientalista di Papa Francesco.

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Parliamoci chiaramente: probabilmente servirà a ben poco, anche perché ormai il danno è fatto. Chi vuole, però, può firmare la petizione su Change.org per provare a chiedere al Vaticano di non esporre in piazza San Pietro l’abete sradicato dalle foreste del Trentino. E intanto, a Roma c’è molta attenzione su ciò che deciderà il Campidoglio. Nando Bonessio, presidente della Commissione Sport, benessere e qualità della vita, e Guglielmo Calcerano, assessore ai Lavori pubblici e Patrimonio del Municipio X ed esponente di Europa Verde, hanno chiesto a Sabrina Alfonsi, assessora capitolina all’Ambiente, di “non cadere nella stessa logica di voler sacrificare un albero per celebrare il Natale. Chiediamo che venga realizzata una struttura innovativa, dalla grande carica emotiva. Che dia il senso della festa e che possa essere utilizzata negli anni futuri, in modo da contenere lo spreco ed evitare di abbattere nuovamente alberature monumentali“.

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