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Italiani favorevoli al Ministero della Transizione ecologica, ma di cosa si occuperà?

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Transizione ecologica. Oltre il 50% degli italiani accoglie con favore l’istituzione del Ministero della Transizione Ecologica. Contrario solo il 3,1%. Sono i dati che emergono dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca MuP Research e Norstat, svolta tra il 15 ed il 16 febbraio scorso su un campione di 1.005 persone tra i 18 ed i 74 anni.

Non di poco conto il dato riguardante la comprensione della funzione del neo Ministero.

Alla domanda “Il nuovo governo appena formato da Mario Draghi ha istituito un ministero denominato della Transizione Ecologica, cosa pensa della istituzione di questo nuovo ministero?”, il 31,5% dei rispondenti ha dichiarato di non aver capito la sua funzione.

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Proviamo a rispondere alla domanda:

Il nuovo Ministero della Transizione ecologica, affidato al fisico italiano Roberto Cingolani, andrà in primis a sostituire il Ministero dell’Ambiente e tutte le sue funzioni.

Il Ministero dell’Ambiente, istituito nel 1986, svolge funzioni in materia di: tutela della biodiversità, degli ecosistemi e del patrimonio marino-costiero, salvaguardia del territorio e delle acque, politiche di contrasto al cambiamento climatico e al surriscaldamento globale, sviluppo sostenibile, efficienza energetica ed economia circolare, gestione integrata del ciclo dei rifiuti, bonifica dei Siti d’interesse nazionale (SIN), valutazione ambientale delle opere strategiche, contrasto all’inquinamento atmosferico-acustico-elettromagnetico e dei rischi che derivano da prodotti chimici e organismi geneticamente modificati.

Svolge un ruolo di indirizzo e vigilanza sulle attività dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e dei parchi nazionali e delle aree marine protette.

Promuove le buone pratiche ambientali, la mobilità sostenibile e la rigenerazione urbana secondo criteri di sostenibilità.

Si occupa della promozione dell’educazione ambientale nelle scuole.

Intensa la sua attività nei consessi internazionali, centrale il suo ruolo nella gestione dei fondi dei programmi comunitari.

Il Ministero si avvale della collaborazione delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera e del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri  (CUTFAA).

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Ma la ‘sostituzione’ non ha solo il compito di rinominare il ministero ma anche quello di assorbire alcune competenze che oggi sono in carico ad altri ministeri.

L’ormai ex Ministero dell’Ambiente possiede già un Dipartimento per la transizione ecologica e gli investimenti verdi, di cui fanno parte le quattro direzioni generali del ministero (economia circolare – clima, energia e aria – crescita sostenibile – risanamento ambientale).

Ma le deleghe che dovrebbero essere affidate al nuovo Ministero della Transizione Ecologica sono sostanzialmente quattro:

  • per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica (in capo al Mise)
  • per le infrastrutture e la sicurezza dei sistemi energetici e geominerari  (in capo al Mise)
  • per gli incentivi alla mobilità per gli autotrasportatori (in capo al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti)
  • per gli incentivi per i biocombustibili (in capo al Ministero dell’Agricoltura)

Infine, il neo Ministro della Transizione Ecologica, guiderà anche il nuovo Comitato Interministeriale (così nominato proprio per le diverse competenze ministeriali) per la Transizione ecologica, oltre a far parte del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che dal primo gennaio del 2021 è diventato ‘Cipess’ (le due ultime lettere significano proprio ‘sviluppo sostenibile’).

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