Traforo del Gran Sasso a rischio chiusura per falda contaminata

Traforo del Gran Sasso, potrebbe chiudere dal 19 maggio. Lo annuncia l’ente di gestione Strade dei parchi, accusato di non aver messo in sicurezza il tunnel: a rischio contaminazione l’acqua della falda sotterranea che rifornisce 700.000 abruzzesi. Inquinamento da scarti nucleari del vicino Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Intanto approvata dal Governo la richiesta, della Regione, di nominare un Commissario per la gestione del rischio idrico.  

Dal 19 maggio prossimo, fino a data da destinarsi, potrebbe essere chiuso al traffico il traforo del Gran Sasso, il tratto lungo 10 km dell’ autostrada A24.
La minaccia arriva dall’Ente gestore Strade dei Parchi, come risposta all’accusa di non aver effettuato gli interventi necessari per la messa in sicurezza del tunnel, respingendo ogni responsabilità.
“Non si può chiedere all’affittuario di pagare l’intervento della casa – ha osservato Mauro Fabris, vicepresidente di Strade dei Parchi – . Spetta al proprietario intervenire. Dobbiamo affrontare una situazione che abbiamo trovato. Siamo gestori dal 2001, l’opera è stata concepita venti anni prima e ha caratteristiche particolari. A questo punto è importante chiarire ruoli e competenze e definire il problema delle risorse”.
La “situazione trovata” da Strade dei Parchi è quella della coesistenza e l’interazione nella stessa area del traforo tra tre diverse realtà: il traforo stradale da un lato, la presenza dei laboratori sotterranei dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), i cui esperimenti, come gli stessi vertici dell’Istituto hanno avvertito, potrebbero contaminare o aver contaminato le acque della falda e, appunto, le acque delle falde sotterranee qui presenti e che riforniscono 700 mila abruzzesi.
Nel 2017 diversi abitanti della zona avevano lanciato un allarme relativo alla possibile contaminazione dell’acqua che giungeva nelle loro case attraverso il sistema idrico.  L’inchiesta della Procura di Teramo che ne era seguita, aperta e chiusa un anno dopo, aveva visto l’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone tra vertici di Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, la società che gestisce l’acquedotto: tutte erano accusate di inquinamento ambientale.

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In particolare, Strade dei Parchi, secondo la Procura sarebbe stato responsabile di aver mantenuto aperto il traforo senza completare le opere di impermeabilizzazione necessarie a evitare il rischio di contaminazione della falda acquifera. Dunque, Strade dei Parchi, per evitare il rischio di “reiterare il reato” ha deciso la chiusura del traforo, dal 19 maggio. “Non si può chiedere all’affittuario di pagare l’intervento della casa – ha osservato Mauro Fabris, vicepresidente di Strade dei Parchi – . Spetta al proprietario intervenire. Dobbiamo affrontare una situazione che abbiamo trovato. Siamo gestori dal 2001, l’opera è stata concepita venti anni prima e ha caratteristiche particolari. A questo punto è importante chiarire ruoli e competenze e definire il problema delle risorse”. L’Ente gestore respinge ogni responsabilità, così minaccia la chiusura. Del resto l’oprera di messa in sicurezza, come ha spiegato il Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, avrebbe un costo di almeno 160 milioni di euro.
La complessità della situazione ha portato la Regione a chiedere al Governo un Commissario per la gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso.. Punto sul quale anche l’INFN è concorde: “Sarebbe la soluzione migliore – ha commentato Antonio Zoccoli, vicepresidente dell’Istituto – bisogna raggiungere un’intesa concordata a livello nazionale per essere sicuri che venga effettuato un intervento definitivo in modo che la popolazione sappia che è stato fatto tutto quello che era possibile per la sua sicurezza”. La richiesta è stata approvata dal Governo. 
In una nota, la Regione Abruzzo ha fatto sapere: “Dal momento che le gallerie autostradali del Gran Sasso sono materia fondamentale della rete autostradale dell’Italia centrale e che i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare rappresentano una realtà di eccellenza scientifica a livello mondiale, la problematica relativa alla loro coesistenza con le opere acquedottistiche gestita alla Gran Sasso acque e dalla Ruzzo Reti, e più in generale con l’acquifero del Gran Sasso, al servizio di 700mila persone, non può che essere di rilevanza strategica nazionale” .

“In più la stretta interazione esistente tra il traforo stradale, i laboratori sotterranei di fisica nucleare, le captazioni idropotabili e, più in generale, l’acquifero, deriva direttamente dalla modalità con cui le opere infrastrutturali sono state a suo tempo realizzate ed è ulteriormente complicata dalla impossibilità pratica di sospendere anche solo temporaneamente l’esercizio di ognuna delle tre infrastrutture (galleria autostradale, laboratori dell’INFN e la fornitura di acqua potabile da pubblico acquedotto). Si tratta, quindi, di un atto che presuppone il preventivo accertamento della condizione di emergenza connessa alle criticità relative alle interconnessioni tra il traforo autostradale del Gran Sasso, i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), le captazioni ad uso potabile e, più in generale, l’acquifero del Gran Sasso”.

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