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COP27, Mario Tozzi: “Non è uscito nulla di buono, le Conferenze sul clima meglio non farle”

Mario Tozzi cop27

Il famoso geologo Mario Tozzi ha presentato sulle colonne del quotidiano La Stampa il suo bilancio della COP27 da poco terminata a Sharm el-Sheikh. Un bilancio profondamente negativo

“Da COP27 non è uscito nulla di buono, se non la consapevolezza che sarebbe meglio non tenere più alcuna conferenza delle parti, talmente inutili e perfino dannose, perché illusorie, sono”. Il bilancio che Mario Tozzi, geologo e volto noto della divulgazione scientifica in tv, offre della Conferenza dell’Onu sul clima di Sharm el-Sheikh conclusasi con l’accordo di ieri, è estremamente negativo.

Mario Tozzi affida le sue parole al quotidiano torinese “La Stampa” con un articolo nel quale riassume il suo pensiero su quanto raggiunto in Egitto. Sul tema della mitigazione, ad esempio, Tozzi spiega che la volontà dei delegati dei Paesi che hanno preso parte ai negoziati di mantenere nel testo finale l’impegno a non far crescere oltre gli 1,5 gradi centigradi la temperatura media sul nostro Pianeta rispetto al periodo pre-industriale è del tutto inutile. 

“Quel limite è di fatto superato a causa del production gap che
chiunque può constatare leggendo gli investimenti degli
Stati e delle major petrolifere nel prossimo futuro”, scrive Tozzi.

Tozzi: “Corporation dei fossili sono i predatori del nostro futuro”

E quando si parla di responsabilità, Mario Tozzi ci va giù pesante. In primis, con le aziende fossili che sono “i veri predatori del futuro nostro e dei nostri figli”. Ma anche i governi che le finanziano con fondi pubblici. Con “decine
di miliardi di dollari, mentre alle energie pulite restano solo le briciole”, spiega.

Ciò che bisognerebbe fare, scrive Mario Tozzi, è far pagare alle aziende di carbone, gas e petrolio il costo sociale della crisi climatica. “Che si può fare da subito senza nemmeno
mandarli falliti, basterebbe una parte nemmeno maggioritaria dei loro introiti”. Ma nessun governo intende davvero farlo.

Tozzi: “Ci vorrebbe una rivoluzione culturale che però non si vede”

Mario Tozzi affronta anche il problema della disparità tra i Paesi industrializzati – che hanno inquinato e quindi creato la crisi climatica – e quelli in via di sviluppo che non sono colpevoli di quanto sta accadendo ma ne stanno pagando le conseguenze. Come il Pakistan distrutto dalle alluvioni o i Paesi del Corno d’Africa alle prese con una terribile siccità.

“Chi ha distrutto di fatto le case di quelle genti, cioè noi, chiedono alle vittime di rinunciare alle loro possibilità di crescita perché hanno già preso tutto quanto loro”, dice Tozzi.

E poi l’amara conclusione: “Qualche volta, ma solo qualche volta, viene in mente che ci vorrebbe una rivoluzione culturale che, però, non vediamo partire da nessun Paese. Senza dimenticare che, comunque, tanto elegante, serena, dolce, aggraziata e cortese non potrà mai essere”. 

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