Liberata la pista dell’aeroporto dalla cenere, i primi aiuti arrivati dalle vicine Australia e Nuova Zelanda.

Tonga, a cinque giorni dallo tsunami causato da una violenta eruzione del vulcano sottomarino Hunga Tonga-Hunga Hàapai arrivano le prime, buone notizie. La pista dell’aeroporto principale dell’arcipelago è stata liberata dalla cenere che impediva agli aerei di atterrare e le vicine Australia e Nuova Zelanda hanno consegnato i primi aiuti umanitari. Si tratta di viveri per i cittadini e apparecchi di comunicazione che saranno utilizzati al posto di quelli distrutti dal disastro.

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Intanto, dall’isola principale di Tongatapu arrivano le prime immagini da terra dei danni causati dallo tsunami, girate tra il 17 e il 18 gennaio ma diffuse solo poche ore fa a causa dell’interruzione delle comunicazioni. Nella spiaggia di Vakaloa l’ambiente è totalmente devastato. Secondo una stima dell’Onu, più dell’80% della popolazione di Tonga è stato colpito dalla catastrofe. I bilanci ufficiali parlano finora solo di tre morti, ma ci sono ancora dei territori completamente isolati: si tratta delle isole più piccole e vicine all’epicentro.

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L’Australia ha già inviato un aereo C17 Globemaster ed entro oggi arriverà un nuovo volo. La Nuova Zelanda ha consegnato aiuti umanitari e materiale di soccorso come contenitori d’acqua, kit igienici, rifugi temporanei, generatori e apparecchi di comunicazione. Da Auckland, come annunciato dalla ministra degli Esteri, Nanaia Mahuta, dovrebbe arrivare domani anche una nave. Aiuti in arrivo anche da Giappone, Cina e Francia. C’è però il nodo dei protocolli anti-Covid: l’arcipelago sarebbe privo di casi e le autorità locali raccomandando di seguire rigidamente le norme anche per quanto riguarda la consegna degli aiuti.

 

Si lavora incessantemente anche per ripristinare le comunicazioni. I collegamenti telefonici tra Tonga e il resto del mondo sono stati parzialmente riattivati, ma l’azienda di gestione della rete Digicel ha spiegato che per le reti Internet occorrerà attendere almeno un mese, poiché gli effetti dello tsunami hanno rotto un cavo di comunicazione sottomarino. Si attende l’arrivo di una nave specializzata per l’intervento, che dovrebbe partire dalla Papua Nuova Guinea ma non prima del prossimo week-end.

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