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Tokyo 2020, pericolo radiazioni e alte temperature per gli atleti

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Mancano 6 mesi all’inizio delle Olimpiadi di Tokyo 2020 ma alcune delle zone scelte per le competizioni destano dubbi, soprattutto per via delle acque troppo calde e per la presenza di radazioni residue, come sottolineato da Greenpeace.

Il 24 luglio si aprirà a Tokyo la XXXII Olimpiade dell’era moderna. In città fervono i lavori che stanno letteralmente ricostruendo da cima a fondo le zone in cui si terranno gli eventi indoor e le delegazioni di alcuni paesi sono già partite per ispezionare impianti e alloggi per gli atleti.

Da queste ispezioni però sono nati alcuni dubbi, soprattutto per quanto riguarda le competizioni all’aperto.

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Desta preoccupazione infatti tutto quello che riguarda nuoto di fondo, quegli eventi natatori che si tengono in acque aperte. Queste gare infatti si dovrebbero tenere nella baia di Tokyo che al momento però è sotto osservazione per l’eccessiva temperatura delle sue acque.

Le temperature dell’acqua quest’estate hanno infatti raggiunto i 30,5 gradi, appena sotto il limite di 31 stabilito dalla Fina che può cancellare o abbreviare le gare se la temperatura supera il limite.

Cornel Marculescu, direttore esecutivo della FINA è prudente: “Monitoriamo la qualità e la temperatura dell’acqua tutte le volte insieme a un organismo governativo locale”.

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La temperatura dell’acqua è stata la causa della morte di un nuotatore americano nel 2010 in una gara di fondo negli Emirati Arabi e la Fina fu accusata di avere grosse responsabilità nell’incidente. Lo scorso anno Usa e Canada hanno ritirato i propri atleti da una gara prevista a Doha nella stessa zona dove era morto l’atleta statunitense. A Tokyo per contrastare i livello di E.coli sono stati installati schermi subacquei che funzionano da filtro ma questi stessi schermi sembrano innalzare le temperatura dell’acqua.

Anche la maratona è stata spostata da Tokyo a Sapporo, dove si prevede che le temperature siano di almeno 5-6 gradi più basse rispetto a quelle della capitale giapponese.

Quest’ultima iniziativa del Cio e di Tokyo 2020 si aggiunge alle altre contromisure contro le ondate di calore e per fronteggiare gli impatti climatici. In atletica le gare dei 5.000 e le lunghe distanze sono state programmate nelle sessioni serali e non in quelle mattutine, e spostando gli eventi della maratona e della corsa su pista agli orari di inizio precedenti.

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Il problema riguarda anche la paura radiazioni nelle aree intorno alla capitale. Come riportato da Greenpeace infatti, misurazioni effettuate al J-Sport Village di Fukushima, dove inizierà il viaggio della Torcia Olimpica, hanno mostrato dei picchi di radiazioni.

La zona, che si trova vicino alla centrale nucleare danneggiata nel 2011, è un campo di allenamento usato di solito dalla nazionale giapponese di calcio, e che ha anche ospitato la nazionale argentina di Rugby durante i mondiali tenuti poco fa.

Come spiega Greepeace, in alcune zone del complesso il livello di radiazioni è significativamente più alto rispetto alle misurazioni effettuate prima del disastro di Fukushima.

Le radiazioni, anche se non risultano dannose per l’organismo in tempi brevi, sono 1775 volte più alte rispetto alla norma.

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Greenpeace ha anche avvisato che le forti piogge potrebbero portare le radiazioni anche in zone non a rischio.

Queste preoccupazioni hanno convinto alcune delegazioni a prendere misure drastiche. La Corea del Sud per esempio porterà insieme agli atleti tecnici armati di contatori geyser ed altri strumenti di rilevazione di radiazioni, e sta valutando se portarsi il cibo direttamente da Seoul.

Greenpeace ha chiesto al governo giapponese di condurre indagini più approfondite, ma al momento né il governo né gli organizzatori delle Olimpiadi hanno risposto alle richieste.

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