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Pesci morti nel Tevere, analisi della acque: presenza di fitofarmaci

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Presenza di fitofarmaci “ma in quantità inferiore ai livelli considerati tossici per la fauna ittica”. Si legge nella relazione dell’Arpa Lazio sugli esiti delle analisi legate alla moria di pesci nel Tevere. Ma non è ancora stata fatta chiarezza sulla vera causa. Domani prevista una commissione ambiente per fare luce sulla questione. 

Pubblicati gli esiti delle analisi di Arpa Lazio per capire le cause legate alla moria di pesci nel Tevere segnalata e denunciata il 30 maggio tra Ponte della Musica a Ponte Pasa. E’ stata riscontrata la presenza di fitofarmacima in quantità inferiore ai livelli considerati tossici per la fauna ittica“, come si legge nel Relazione Arpa Lazio

Sempre nella relazione si legge: “in prima istanza si è ipotizzato che le acque piovane avessero potuto dilavare il materiale particolato, ricco di sostanza organica degradabile, accumulato nel letto di fossi e sulle superfici e convogliato in tempi piuttosto rapidi la massa degradabile nel fiume, che, subendo una rapida degradazione, avrebbe potuto consumare l’ossigeno disciolto nelle acque. In queste condizioni le morie ittiche possono avvenire sia per “anossia” che per l’ostruzione meccanica delle branchie dovuta alla presenza di sostanze colloidali provenienti dal repentino dilavamento dei terreni circostanti“.

Nella tabella seguente sono riportati i risultati delle analisi chimiche di base eseguite sul campione
prelevato il 1° giugno e su quello prelevato successivamente l’8 giugno.

Per quanto riguarda la presenza di sostanze potenzialmente tossiche per la fauna ittica, “le analisi hanno evidenziato la presenza di Cipermetrina, in concentrazioni maggiori (0.014 μg/l) rispetto a dati medi dei monitoraggi periodici che l’Agenzia svolge sul fiume Tevere, nonché la presenza di un altro fitofarmaco il Clothianidin.

Il primo è un’insetticida tossico per i pesci; il secondo appartiene al un gruppo dei neo-nicotinoidi, il cui utilizzo comprende la concia delle sementi di mais, del cotone, della colza, della bietola e del girasole. Si tratta di un prodotto altamente tossico per le api di cui è stato definitivamente vietato l’uso dalla fine del 2018.

Il Clothianidin non è facilmente biodegradabile. Può permanere legato ai sedimenti e quindi può
essere considerato persistente nei sistemi acquatici, ove comunque mostrerebbe scarso potenziale
di accumulo negli organismi; ha una tossicità verso i pesci più bassa della Cipermetrina (LC50
96h > 100 mg/L)”, si legge nella relazione.

Il report si conclude affermando che: “La presenza di tali sostanze non consente di escludere cause tossiche dovute a fenomeni temporanei e localizzati di contaminazione. Per questo motivo è in corso un approfondimento in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, al fine di incrociare i dati analitici riscontrati nelle acque con quelli che sono in corso di determinazione sugli esemplari delle carcasse dei pesci campionate nel fiume“.

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Dall’Asl Roma 1 contattata dalla nostra redazione fanno sapere che sono in corso “nuove campionature perché il materiale prelevato non era del tutto utilizzabile a causa del livello di decomposizione. Con le nuove campionature si arriverà a metà della prossima settimana per i risultati.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Diaco, presidente Commissione IV Ambiente Roma Capitale, per avere chiarimenti su quello che è successo: “Mercoledì 10 giugno ci sarà una commissione per analizzare con Arpa Lazio e Asl Roma 1 i dati e capire effettivamente i motivi di questa moria”.

Il dato che si evince da queste analisi è in ogni caso la certa presenza di fitofarmaci. Sul livello di tossicità ridotta per i pesci restiamo in attesa di ulteriori confronti e dati ancora più precisi che possano dimostrare davvero che non esiste questo legame tra la morte dei pesci e le sostanze presenti nelle acque del Tevere

Centinaia di carcasse galleggiavano sul fiume. Già in passato abbiamo assistito ad episodi di questo genere. Chiediamo che sia fatta luce su questo grave episodio. Molte persone che percorrevano la pista ciclabile del Tevere sono rimaste attonite. Ancora non conosciamo le cause, chiediamo analisi approfondite”, denuncia Rita Corboli dell’Oipa. 

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Non è la prima volta che succede. Già nel 2017 si era verificato un episodio molto simile e le associazioni ambientaliste avevano puntato il dito contro l’alto tasso d’inquinamento delle acque del Tevere.  L’Oipa ha fatto anche partire una denuncia con l’invio di una segnalazione urgente all’Arpa Lazio, a Roma Capitale, al sindaco Virginia Raggi, al Comando della Polizia municipale e all’Asl Roma 1 chiedendo che siano attivati immediatamente i controlli al fine di stabilire le cause della moria anche a tutela della salute pubblica.

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Chiediamo immediatamente alle Istituzioni preposte ai controlli di accertare immediatamente le cause della moria dei pesci l’eventuale motivo di inquinamento e quale effetto negativo potrà avere sino al mare”, scrivono Piergiorgio Benvenuti e Fabio Ficosecco, rispettivamente Presidente Nazionale e responsabile romano del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale.

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