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La mossa tedesca rischia di spaccare l’Ue, a poche ora dal Consiglio staordinario dei ministri dell’Energia.

Sul tetto al prezzo del gas l’Unione europea è ancora troppo titubante e arriva lo strappo della Germania. Il Governo tedesco ha deciso di andare da solo, di fronte alle esitazioni della Commissione europea, ed ha approvato uno scudo da 200 miliardi di euro per imporre un price cap nazionale al gas.

Gas e price cap, l’esitazione Ue

La Commissione europea, nel documento informale, ha spiegato che il tetto al prezzo di tutte le importazioni di gas è considerato una misura troppo radicale e rischiosa, preferendo che venga applicato solo a quello russo (che oggi, nell’Ue, rappresenta il 9% dell’import, contro il 40% di un anno fa).

Le proposte della Commissione europea

Oltre al price cap al solo gas russo, la Commissione europea ha elaborato due proposte agli Stati Ue. La prima è il lancio di un nuovo indicatore del mercato del gas, da affiancare al Ttf di Amsterdam, e relativo unicamente al gas naturale liquefatto (gnl). In questo modo, la fornitura di gnl non dipenderebbe più dalle manipolazioni di Gazprom. La seconda proposta è invece un tetto al prezzo del gas utilizzato per generare elettricità: la differenza tra il prezzo di mercato del gas e quello imposto con il price cap verrebbe pagata dal sistema elettrico nazionale di ogni Paese Ue. E quindi graverebbe sui bilanci degli Stati membri.

Le criticità

Le proposte della Commissione europea hanno però dei risvolti negativi. Se ogni singolo Paese dovrà calmierare i prezzi, si verrebbe a creare un’evidente disparità tra chi ha un certo margine fiscale e chi no. In pratica, si tornerebbe nuovamente all’austerity, con ampio margine di manovra per Paesi come Germania e Olanda e il rischio di nuovo debito sui mercati per l’Italia e altri Paesi del Sud Europa. Non è un caso, quindi, che 15 Stati (tra cui Italia, Francia, Spagna e Polonia) abbiano già chiesto ufficialmente alla Commissione europea il price cap generalizzato. Il Consiglio Ue straordinario dei ministri dell’Energia di oggi a Bruxelles si preannuncia infuocato.

Lo strappo della Germania e l’ira dell’Italia

Anche perché c’è appena stata la mossa della Germania, che ha irritato non poco alcuni Paesi Ue, specialmente i 15 che avevano chiesto un price cap generalizzato, tra cui l’Italia. Per calmierare i prezzi, il Governo tedesco ha annunciato uno scudo da 200 miliardi di euro. Il presidente del Consiglio uscente, e la sua successora, non hanno nascosto la rabbia per la decisione di Berlino. “Non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali, serve solidarietà“, il monito di Mario Draghi. E Giorgia Meloni appare più o meno sulla stessa linea: “Nessuno Stato membro può offrire soluzioni efficaci e a lungo termine da solo in assenza di una strategia comune, neppure quelli che appaiono meno vulnerabili sul piano finanziario“.

Le conseguenze

L’annuncio della Germania, ieri, aveva fatto scendere rapidamente il prezzo del gas ma soprattutto aveva ridimensionato i timori tedeschi sull’approvvigionamento energetico, legato a un tetto europeo. Di certo, al momento la Commissione europea appare allineata più alle esigenze tedesche che a quella comunitaria e più generale. L’Esecutivo Ue, nel documento informale, ha anche elencato alcuni rischi legati al price cap generalizzato: aumento della domanda; perdita di attrattività per i fornitori; mancanza dell’incentivo di mercato per il trasferimento di gas tra gli Stati Ue. La Commissione Ue suggerisce di negoziare il prezzo con singoli fornitori ritenuti affidabili, con cui stipulare contratti a lungo termine.

Consiglio Ue straordinario, voleranno stracci?

L’attenzione di tutta l’Europa è concentrata quindi sul Consiglio Ue straordinario dei ministri dell’Energia, in programma oggi a Bruxelles. Che si preannuncia complicato e non privo di tensioni. Di fronte all’inflessibilità di Germania e Olanda, è probabile che altri Stati membri, in primis Italia e Francia, cercheranno di creare un fronte, anche con i Paesi dell’Est che temono conseguenze sull’approvvigionamento. La linea di Mario Draghi è chiarissima: “La risposta Ue deve ridurre i costi per famiglie e imprese, ed evitare distorsioni di mercato. Dobbiamo mostrarci compatti, determinati, come nel sostegno all’Ucraina“. Paesi frugali permettendo.

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