Salute

Terra fuochi, nel sangue dei malati trovati alti livelli di metalli pesanti

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Terra dei Fuochi. Sono stati trovati alti livelli di concentrazione ematica di metalli pesanti, agenti potenzialmente nocivi, in pazienti oncologici in alcuni comuni della Terra dei Fuochi come Pianura, Giugliano, Qualiano e Castel Volturno.

Sono i risultati del progetto “Veritas”, realizzato con il contributo dello Sbarro Health Ressearch Organisation di Philadelphia guidato dal professore Antonio Giordano e pubblicato sulla rivista internazionale “Journal Cellular Physiology“.

Una ricerca che si basa uno screening che ha dosato i livelli ematici di metalli pesanti cancerogeni e inquinanti organici persistenti su un gruppo di 95 pazienti oncologici residenti in Campania.

Morto Franco Ortolani, il professore della Terra dei Fuochi

“Il fenomeno tristemente noto come ‘Terra dei Fuochi’, in Campania, è una vera e propria emergenza – ha spiegato il professor Giordano – vaste aree delle province di Napoli e Caserta, infatti, sono afflitte da decenni da una alacre attività illecita di sversamenti incontrollati di rifiuti industriali e urbani di varia natura e nelle stesse zone è stato registrato un aumento dell’incidenza di svariate patologie cronico-degenerative, inclusi i tumori”.

Il territorio italiano è disseminato di emergenze ambientali con ricadute gravi sulla salute della popolazione.

Taranto, Porto Marghera, Gela, con le relative vicende giudiziarie sono i casi che vengono subito alla mente, ma ve ne sono molti altri che possono essere riscontrati a partire dalle 57 (poi ridotte a 39) vaste aree contaminate riconosciute come Sin (Siti di Interesse Nazio-nale per le bonifiche) a partire dal 1992 dal Ministero dell’Ambiente.

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All’interno di tali zone le analisi epidemiologiche come il Rapporto Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquina-mento) realizzato dall’Istitu-to Superiore di Sanità, hanno mostrato risultati preoccupanti per il maggior tasso di mortalità precoce e di incidenza tumorale riconducibili all’esposizione a inquinanti.

«Riconducibili» appunto, perché incredibilmente studi  scientifici come quelli realizzati attraverso «Veritas», non ci sono.

Dati che servono per avviare una causa, indirizzare ulteriori studi, predisporre degli interventi.

Una lacuna che spesso diventa l’alibi delle istituzioni pubbliche e dei privati per sfuggire alle proprie responsabilità e anche da una verità storica: quella che l’imperativo sviluppista di matrice industriale è stato portato avanti in maniera miope ed ha lasciato sul campo morti e macerie.

Nel caso della terra dei Fuochi poi, a questo si aggiunge l’intervento della criminalità organizzata che ha agito in collusione con gli imprenditori del Nord godendo spesso del favore e dell’appoggio di parti deviate delle istituzioni a tutti i livelli, dando luogo a sversamenti nei territori agricoli, discariche illegali, combustioni incontrollate. Una caso di deva-stazione ambientale conosciuto in tutto il mondo e per quale la rivista scientifica Lancet Oncology all’interno di uno studio sulla mortalità per cancro ha coniato la definizione «triangolo della morte».

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Una conferma della fondatezza dell’allarme lanciato dai comitati territoriali da tempo attivi nel denunciare il «biocidio» in corso sul loro ambiente e sulle loro vite e che sono stati fra gli attori di questo progetto, che oltre al monitoraggio ha contemplato anche attività di rafforzamento comunitario con formazione e training in-tensivi, sostegno ed accompagnamento delle comunità col-pite, e una campagna di comunicazione. Fondamentale sono stati il coordinamento e la promozione da parte dell’Associazione A Sud Onlus e Rete di cittadinanza e comunità, che han-no permesso un livello di attivazione popolare capillare ed eterogeneo.

Una «Citizen Science» con cui si è dimostrato, nonostante non si disponesse dei mezzi dell’apparato statale, che le comunità indipendenti possono condurre lavori di ricerca im-portanti, riproducibili e fare da stimolo alle istituzioni.

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