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Terni, Commissione Ecomafie: criticità nel ciclo dei rifiuti e tutela delle acque

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Terni. Dopo i sopralluoghi e le audizioni effettuate , in particolar modo – in merito alle problematiche del Sito di interesse nazionale Terni-Papigno, la Commissione Ecomafie presenta la sua relazione sull’Umbria.

La Commissione, si è occupata del ciclo dei rifiuti, dello stato della tutela della acque e delle altre problematiche del territorio ternano.

I risultati dell’inchiesta, presentati dal Presidente della Commissione Stefano Vignaroli, dal Vicepresidente, Luca Briziarelli e dall’On. Renata Polverini,  sono stati approvati all’unanimità il 21 maggio scorso (relatori Stefano Vignaroli, Renata Polverini e Simone Bossi).

Dalla relazione, emerge una scarsa qualità della raccolta differenziata non aumentata di pari passo con i livelli quantitativi ed un certo grado di inefficacia della programmazione regionale dei rifiuti che influisce sulla chiusura del ciclo e sull’orizzonte temporale di autosufficienza del sistema di smaltimento.

Da non sottovalutare la gestione delle acque che non riguarda solo i cinque agglomerati umbri rientranti nella procedura di infrazione europea (tre dei quali non risultano ancora conformi), ma anche e soprattutto la presenza di solventi clorurati in falda, conseguenza storica del trattamento superficiale di metalli in realtà produttive.

Una contaminazione che merita una particolare assiduità di controlli, in particolar modo la contaminazione da mercurio del Fiume Paglia che potrebbe essere ricondotta alla presenza di siti minerari dismessi in Toscana e al possibile impatto su bacini idrici anche nel Lazio.

Altro capito è quello evidenziato dal Sindaco di Terni, Leonardo Latini, che nel suo intervento ha ricordato come i fondi per il risanamento non siano stati utilizzati a causa del dissesto del Comune.

“Tuttavia in vista dell’approvazione del prossimo bilancio ha detto il Sindaco – si potranno impiegarne parte per l’integrazione della caratterizzazione della discarica di Papigno”.

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Il ciclo dei rifiuti

Per quanto riguarda il ciclo dei rifiuti, dall’approfondimento della Commissione è emerso un certo grado di inefficacia della programmazione regionale, determinato soprattutto dall’assenza di una visione a lungo termine, con conseguenti incertezze sulla chiusura del ciclo e sull’orizzonte temporale di autosufficienza del sistema di smaltimento. Quest’ultimo vede come prima opzione praticata e praticabile il ricorso alle discariche. Per questo, non risulta in linea con i principi europei dell’economia circolare e con la soglia massima per questa tipologia di smaltimento del 10 per cento del totale dei rifiuti prodotti a partire dal 2030. Altre criticità emerse dal lavoro di indagine della Commissione riguardano in primo luogo la scarsa qualità della raccolta differenziata non aumentata di pari passo con i livelli quanitativi, soprattutto rispetto a certe aree e per quanto riguarda le modalità di raccolta e ritiro dei rifiuti organici. Questa situazione comporta un notevole scarto di rifiuti per i quali non è possibile l’avvio al riciclo. Inoltre, si è osservata la carenza di impiantistica sia per il trattamento post-raccolta delle frazioni secche della raccolta differenziata (in particolare la plastica), sia per la biostabilizzazione della frazione organica dei rifiuti indifferenziati. Al contrario, è emerso il sovradimensionamento rispetto all’effettivo fabbisogno regionale della capacità impiantistica di compostaggio e digestione anaerobica della frazione organica da raccolta differenziata. Non risultano attuate inoltre alcune disposizioni del Piano regionale per la chiusura del ciclo dei rifiuti, tra cui la realizzazione di impianti vocati alla produzione di combustibile solido secondario, o la riconversione in tal senso di piattaforme di trattamento di rifiuti indifferenziati già esistenti.

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La tutela delle acque

Per quanto riguarda la tutela delle acque, sui cinque agglomerati umbri rientranti nella procedura di infrazione europea 2014/2059 (ora Causa C-668/19) tre, secondo quanto riferito dal Commissario unico alla depurazione, non risultano ancora conformi. Si tratta di una situazione da non sottovalutare ma sicuramente emendabile in presenza di un serio coordinamento tra tutti i soggetti preposti. È opportuno inoltre osservare come il sistema depurativo negli agglomerati umbri di dimensioni minori a 2.000 abitanti equivalenti, che rappresentano un quota consistente del carico totale, non assicuri lo stesso livello di copertura dei grandi agglomerati. Un problema che caratterizza più contesti del territorio umbro è quello della presenza di solventi clorurati in falda, conseguenza storica del trattamento superficiale di metalli in realtà produttive. Una contaminazione che merita una particolare assiduità di controlli, considerata la presenza di captazioni di acque sotterranee destinate all’approvvigionamento per il consumo umano. Un impatto ambientale significativo è prodotto in Umbria da allevamenti suinicoli e utilizzo agronomico dei reflui zootecnici, con ricadute sulla qualità delle acque e dei terreni destinati allo spandimento degli stessi reflui, caratterizzati da elevate concentrazioni di nitrati. Dagli approfondimenti della Commissione è inoltre emersa la questione della contaminazione da mercurio del fiume Paglia, che potrebbe essere ricondotta alla presenza di siti minerari dismessi in Toscana e al possibile impatto su bacini idrici anche nel Lazio. La Commissione sta approfondendo ulteriormente la questione in un’apposita inchiesta.

 

Gli illeciti ambientali

L’interlocuzione della Commissione con le autorità giudiziarie e le polizie giudiziarie operanti nel territorio umbro ha portato alla luce un contesto di adeguata prevenzione e repressione degli illeciti in un contesto di rilevante attenzione ai temi ambientali, ma anche alcune specificità su cui va posta con costanza la massima attenzione. Il quadro esaminato non fa emergere collegamenti attuali con la criminalità organizzata. Gli illeciti ambientali sono commessi prevalentemente da piccole e medie imprese che, come talora accade in questo campo, valutano come rischio affrontabile quello delle sanzioni rispetto ai costi di una gestione corretta. Un quadro che non palesa nel suo insieme sistemi organizzati di gestione illecita ma che comunque esige una costante attività di controllo, in primo luogo da parte di ARPA Umbria, a cui vanno destinate adeguate risorse e che deve organizzarle secondo criteri di efficacia, nonché da parte delle polizie giudiziarie territorialmente competenti. Sono state esaminate nella relazione diverse vicende giudiziarie, riferite a problemi di ordine generale e, più compiutamente, quelle relative alla società Gesenu e alla Valnestore. Per entrambe è in corso un processo penale nato da articolate imputazioni per reati ambientali. Al di là degli esiti delle vicende giudiziarie, i fatti che ne sono alla base risultano di particolare significato: per quanto riguarda Gesenu in quanto l’indagine ha portato alla luce delle criticità rilevanti nella gestione del ciclo dei rifiuti e ha determinato un cambio di composizione societaria e di criteri gestionali che la Commissione ha esaminato; per quanto riguarda la Valnestore in quanto gli accertamenti giudiziari hanno portato con sé un rinnovato interesse per una vicenda di contaminazione storica, non dimenticando la necessità di fornire ben più chiaro conto della destinazione delle risorse pubbliche destinate a quel territorio e ai suoi cittadini. Per quanto riguarda il fenomeno degli incendi presso impianti di trattamento di rifiuti, come già evidenziato dalla Commissione nella relazione sul tema approvata nella XVII Legislatura, è necessaria una adeguata programmazione di controlli che tenga in debito conto la complessa realtà dell’impiantistica allargando lo sguardo alle realtà apparentemente minori ma potenzialmente a rischio.

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La situazione della conca ternana e il SIN di Terni-Papigno

La situazione delle criticità ambientali nella regione Umbria vede in primo piano la particolare rilevanza del SIN di Terni-Papigno. Il SIN, istituito nel 2001, si estende su una vasta zona caratterizzata da una forte presenza di attività industriali siderurgiche, chimiche, elettriche e tessili qui insediatesi fin dal 1880 circa e in parte ancora attive. L’analisi delle informazioni acquisite nella presente Legislatura mostra scarse attività concrete poste in essere e un basso livello di intervento attivo e di attenzione sulla situazione del sito. Il considerevole ritardo nel percorso di restituzione ad usi legittimi e di tutela effettiva rispetto alla contaminazione merita un rinnovato e concreto interesse da parte del Ministero dell’Ambiente. La storia della città di Terni è strettamente legata allo storico sviluppo industriale. Sul territorio del SIN opera anche l’azienda più importante del territorio, la Acciai Speciali Terni (AST), specializzata nella produzione di acciaio inossidabile. La produzione di acciai speciali e la gestione della discarica di AST sono autorizzate in regime di Autorizzazione integrata ambientale (AIA) regionale il cui rinnovo per dodici anni risale alla fine del 2019. Nella fase iniziale del ciclo produttivo si genera la scoria, che costituisce il materiale principale avviato in discarica, in quantità superiore a trecentomila tonnellate annue. La vicenda delle infiltrazioni di acqua contaminata nella galleria del Tescino, sottostante il sito di smaltimento, è stata oggetto di un procedimento penale: a prescindere dagli esiti giudiziari ancora non interamente definiti, è emerso che il fondo della discarica non ha uno strato impermeabile artificiale omogeneo e non sono disponibili dati sulla tenuta dello strato di base. Un altro aspetto indagato riguarda il progetto di AST di un impianto per il recupero delle scorie, prospettato quale condizione per il rinnovo dell’AIA, che tuttavia è intervenuto senza una esplicita disciplina sul punto. Si tratta di una rilevante ipotesi di end of waste, e di riduzione delle scorie da avviare in discarica, in ordine alla quale è auspicabile una realizzazione garantita sotto il profilo della tutela ambientale, rapida nei tempi, chiara ed efficace nell’applicazione delle norme. Questione specifica è quella dell’inquinamento della falda sottostante agli impianti produttivi di AST, su cui le acquisizioni della Commissione inducono a sollecitare un’attenzione estrema da parte delle pubbliche amministrazioni, degli organismi di controllo, del Ministero dell’Ambiente, con il necessario coordinamento tra tutti i soggetti competenti.

 

 

 

Photo by Bas Emmen on Unsplash

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