Termovalorizzatore a Roma entro il 2026. Bonessio e Cacciatore: “Meglio chiamarlo inceneritore”

Il termovalorizzatore di Roma si farà a Santa Palomba. Ma definirlo termovalorizzatore sembrerebbe un eufemismo, come dichiarano Bonessio e Cacciatore a TeleAmbiente. 

Se tutto andrà come previsto, nell’estate del 2026 Roma avrà il suo nuovo termovalorizzatore da 600mila tonnellate l’anno a Santa Palomba. “Ma speriamo di fare anche prima“, ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri presentando alla stampa nella Sala delle Bandiere in Campidoglio il cronoprogramma dettagliato per la realizzazione dell’impianto.

Ma il consigliere capitolino Europa Verde Ecologista, Ferdinando Bonessio e il consigliere Marco Cacciatore, preferiscono definirlo inceneritore piuttosto che termovalorizzatore, come hanno dichiarato a TeleAmbiente.

Chiamarlo termovalorizzatore è un “eufemismo, perché è difficile valorizzare la produzione energetica che è minimale, ed è molto più produttivo, invece, riciclare e recuperare i materiali piuttosto che produrre energia elettrica dall’incenerimento dei rifiuti. – ha dichiarato Ferdinando Bonessio, Consigliere capitolino Europa Verde Ecologista – Si tratta di una tecnologia che prevede di incenerire i rifiuti indifferenziati, ovvero le miniere del 21esimo secolo, dove si trova tutto ciò che abbiamo prodotto e costruito nella nostra società attraverso le risorse naturali che si stanno esaurendo. L’economia circolare dovrebbe essere l’obiettivo primario. Temiamo che questa realizzazione tradisca le direttive europee, oltre a non guardare al futuro e a non tutelare le risorse primarie per le prossime generazioni“.

“Inceneritore perché termovalorizzatore a Roma non può essere, dovrebbe usare l’energia termica che è la gran parte dell’energia che produce un impianto del genere, per finalità di riscaldamento o per l’aria condizionata. -afferma Marco Cacciatore, Pres. Commissione X Urbanistica, Politiche abitative, Rifiuti Regione Lazio – Noi a Roma non li usiamo 12 mesi l’anno e 24 ore su 24. Quindi, gran parte di quella produzione energetica va persa e questo crea un ammanco nell’ammortamento, nell’acquisto dell’impianto, e ce lo mettono i cittadini. E’ antieconomico, oltre a guardare i dati ambientali. E poi, per quanto riguarda i tempi di realizzazione, fino ad oggi sotto ai 5 anni non è andato mai nessuno, e Roma oggi è in emergenza, anzi già da qualche anno“.

 

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