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Terminillo, il progetto sciistico TSM mette a rischio 17 ettari di bosco

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Già bocciato due volte a causa del devastante impatto sul territorio e sulla fauna, il Progetto TSM prevede la realizzazione di oltre 7 kilometri di impianti sciistici nelle aree più integre del Terminillo, distruggendo 17 ettari di boschi secolari e mettendo a rischio l’habitat naturale dell’orso marsicano.

Fa discutere il progetto sciistico TSM volto a ripristinare sul Terminillo i 17 impianti di risalita, dismessi fino allo scorso inverno, tra i comuni di Rieti, Cantalice, Micigliano e Leonessa. Dopo l’esito positivo della procedura di valutazione di incidenza ambientale riguardante il “Terminillo Stazione Montana” del 4 gennaio 2021, è atteso il via libera definitivo all’inizio dei lavori di ristrutturazione e ampliamento del più noto complesso sciistico laziale.

Sulla carta, il progetto prevede anche la messa in sicurezza dal rischio di frane e valanghe delle infrastrutture e degli insediamenti presenti sul territorio e, secondo l’assessore al Lavoro e alle politiche per la ricostruzione, Claudio di Berardino, esso costituisce la sintesi perfetta tra le esigenze di sviluppo turistico ed il rispetto delle bellezze naturalistiche del territorio. Se, tuttavia, per la giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti si tratta di una grande opera di sviluppo turistico e di riqualificazione, per le associazioni ambientaliste ed i cittadini invece il TSM rappresenta solo un’intollerabile violazione delle norme a tutela della conservazione delle aree di alto valore ambientale.

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Gli ambientalisti denunciano, infatti, il taglio di 17 ettari di faggi secolari con rischio di compromissione degli obiettivi di conservazione del “Bosco della Vallonina”. Inoltre, rilevano l’importanza dell’intera area per l’espansione e la sopravvivenza della specie dell’Orso bruno marsicano.

Gli attivisti denunciano anche gli alti costi dell’innevamento artificiale e definiscono irrealistica la previsione della giunta di attirare 280 mila sciatori ogni anno al complesso.

Alberi, online su Change.org la petizione per salvare 17 ettari di bosco del Terminillo

Legambiente ha presentato all’amministrazione regionale il progetto “Terminillo Stazione Montana 2” basato sull’assenza di impianti in contesti completamente naturali. Secondo gli ambientalisti che l’hanno proposto, il TSM2, frutto delle doverose modifiche apportate al primo progetto, potrebbe rappresentare una chiave per uno sviluppo sostenibile e più efficace, che tenga conto degli scenari dettati dal cambiamento climatico.


“Perché il progetto Terminillo Stazione Montana sia positivo e rappresenti una chiave di sviluppo sostenibile e di destagionalizzazione intelligente, la Regione elimini nuovi impianti previsti in aree ora naturali e si parta velocemente con la rigenerazione della montagna”, dichiarano Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio e Gabriele Zanin presidente del circolo Legambiente Centro Italia di Rieti. “Solo così si garantisce un avvio rapido dell’opera a partire anche dalla riqualificazione dei vecchi impianti sciistici. Non ne servono di nuovi, perché rappresenterebbero investimenti in palese contrasto con gli effetti dei cambiamenti climatici e la riduzione della nevosità certificata dal Centro Studi Appenninico del Terminillo ‘Carlo Jucci’, e non porterebbero alcun beneficio economico o valore aggiunto per lo sviluppo turistico nell’area. Inoltre impatterebbero in maniera evidente e pesante su un sito protetto della rete europea “Natura 2000” con conseguenze importanti sulla biodiversità di tutta l’area”.

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Oltre a Legambiente, anche le senatrici Paola Nugnes e Elena Fattori del Gruppo Misto, la presidente del gruppo Loredana De Petris e la senatrice Virginia La Mura (M5s) si sono schierate contro il progetto.

In una nota presentata al ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio Sergio Costa, la Nugnes dichiara: “È incomprensibile come si possano ancora investire risorse pubbliche in un progetto più volte bocciato e che non fa i conti con gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Basti pensare che nella stagione invernale 2019-2020 non si sia registrato un solo giorno in cui le precipitazioni nevose abbiano garantito sufficiente neve per sciare. Abbiamo bisogno di rilanciare ed innovare un modello di turismo sostenibile, a vantaggio delle comunità locali, dei turisti e soprattutto delle nostre amate e fragili montagne, che devono essere tutelate come beni del paesaggio”. 

La questione è ancora aperta, ma la vicinanza di alcuni esponenti politici, interessati, fa sentire meno soli i cittadini e gli attivisti, nella speranza che vengano rispettate rigorosamente le norme a tutela delle aree sottoposte a vincolo paesistico.

Di Sara Fracassi

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