L’Accordo di Parigi ha imposto l’obiettivo di contenere la temperatura media globale ben al di sotto della soglia di 2°C oltre i livelli pre-industriali e di limitare tale incremento a 1.5°C, poiché questo ridurrebbe sostanzialmente i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici.

Ma cosa succederebbe se lasciassimo surriscaldare il Pianeta fino a +2 gradi?

In una sola parola: DISASTRO

Secondo il rapporto Global Warming del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), la superficie terrestre si è riscaldata di un grado, abbastanza per provocare un’escalation di tempestealluvioni e siccità mortali.

Secondo i ricercatori dell’Ipcc, le conseguenze del riscaldamento di un grado della superficie terrestre sono già sotto gli occhi di tutti: condizioni meteorologiche estreme, innalzamento del livello del mare e diminuzione del ghiaccio marino artico.

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Nel 2100, con un riscaldamento globale di 1,5°C (e non 2°C) l’innalzamento del livello del mare su scala globale sarebbe più basso di 10 centimetri; L’Oceano Artico si ritroverebbe senza ghiaccio in estate solo una volta ogni cento anni, invece che almeno una volta ogni dieci anni, mentre le barriere coralline diminuirebbero del 70-90 per cento invece che scomparire quasi totalmente con una riduzione di circa il 99 per cento (nel caso dei 2°C).

Con un riscaldamento globale di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, i ghiacci in tutto il mondo scomparirebbero: nel lungo termine non rimarrebbe quasi nessun ghiacciaio al di fuori dell’Himalaya e dei Poli.

A questo dobbiamo aggiungere la perdita di neve, che danneggerebbe l’approvvigionamento idrico.

Il livello dei mari aumenterebbe di 12-20 metri o più nel lungo termine con conseguenze per la pesca negli oceani polari.

Tra le drammatiche conseguenze, si inserisce anche lo scioglimento del permafrost, i terreni perennemente ghiacciati tipici delle regioni dell’estremo Nordeuropa.

Nei modelli dei climatologi, lo scioglimento di quei terreni avrà come conseguenza anche un importante rilascio di gas serra (CO2 e metano).

In questi terreni ghiacciati, che occupano circa un quarto dei territori dell’emisfero settentrionale, sono stimate quasi 1600 miliardi di tonnellate di carbonio, il doppio di quanto ne contiene l’atmosfera.

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Quel carbonio è il risultato di millenni di accumulo nel terreno ghiacciato di piante e animali morti che non si sono decomposti ed è pertanto inevitabile che, al disgelo del permafrost, venga rilasciato in atmosfera.

Negli scenari tradizionali dei climatologi, che tengono conto del lento e costante scongelamento del permafrost, si prevede che nei prossimi tre secoli potranno essere rilasciati circa 200 miliardi di tonnellate di carbonio.

 

 

Photo by Annie Spratt on Unsplash

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