Il Senato della Repubblica ha certificato la pietosa condotta di una movimento che doveva rivoluzionare la politica ma che ormai, da anni, non riesce più a ritrovare la sua identità; una battaglia, portata avanti dalla sua nascita, che si è frantumata davanti al muro della vecchia politica.

Vedere un Governo che, attraverso il Presidente del Consiglio, dà il via libera all’opera dell’alta velocità Torino-Lione (senza sostanziali modifiche) e il Movimento 5 stelle, per salvare la faccia, è costretto ad inscenare una mozione in parlamento contraria alla stessa TAV ha del grottesco.

Capro espiatorio, o forse marionetta del sistema, risulta essere il Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che accetta, senza azioni eclatanti o dimissioni, che il Governo, di cui lui stesso è ingranaggio indispensabile, lo screditi e lo derida pubblicamente.

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Se non è “attaccamento alle poltrone” questo non saprei come definirlo. Non si può accettare che nelle decisioni importanti il Movimento 5 stelle sia parte passiva di un sistema che voleva scardinare. Non sono stati votati per questo. Il loro elettorato voleva cambiare il sistema precedente e non farne parte.

Inutile creare sceneggiate dove il Movimento al Governo dice sì e lo stesso Movimento in Parlamento dice no. In questi casi si deve far saltare il banco altrimenti si è complici. Tutti i cittadini che da anni si battono contro la TAV sono stati raggirati e truffati da un Movimento cresciuto per un programma ambizioso ma poi si è rilevato inadeguato a guidare una delle Nazioni più sviluppate al mondo.

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E’ vero che sul contratto tra Lega e M5S c’è solo la ridiscussione dell’opera, ma il Ministro Toninelli avrebbe dovuto avere il coraggio di dimettersi subito dopo lo smacco. E invece no. È ancora lì che posta sui social network tutte le opere minori sbloccate o i dei soldi recuperati dal suo dicastero.

Un Ministro della Repubblica italiana ha il dovere di dare l’indirizzo politico e non semplicemente mettere ordine dei propri bilanci. Se non si esponeva personalmente contro la TAV poteva uscirne indenne ma questo non è successo.

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Nonostante si sia calpestata la sua dignità personale le dimissioni non sono arrivate. Ora sono state imposte. Dà Salvini però. Vedremo se la TAV sarà anche la scusa per far saltare tutto.

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