AnimaliAttualità

Tartarughe Caretta Caretta, Legambiente schiera i Tartawatchers per salvare i nidi

Condividi

Legambiente schiera i Tartawatchers per salvare le tartarughe Caretta Caretta, già esposte a diverse minacce ancor prima di vedere la luce e affrontare le insidie del mare: la sua nidificazione è infatti particolarmente delicata e ostacolata da fattori come l’inquinamento acustico e luminoso, mentre le uova deposte rischiano di finire preda di altri animali o di essere danneggiate dalle attività dell’uomo sulla terraferma.

Si tratta di un vero e proprio “esercito” di guardiani, composto di volontari e operatori, che vigileranno sulle spiagge italiane a protezione delle tartarughe marine e dei loro nidi.

Per questo, nel periodo di ovodeposizione compreso tra fine maggio e agosto, l’associazione ambientalista torna a presidiare i tratti di costa eletti dalle tartarughe a luogo privilegiato per la loro nidificazione.

Con un’importante novità: da quest’anno il monitoraggio verrà effettuato con l’ausilio di droni, grazie alla collaborazione di Legambiente con ADPM Drones.

Alla vigilia della Giornata mondiale delle tartarughe marine che si celebra il 16 giugno, inoltre, Legambiente lancia il suo nuovo servizio SOS Tartarughe, attivando un numero unico per raccogliere le segnalazioni di tracce o di piccoli di tartaruga sui litorali italiani.

Un invito a cittadini, turisti e bagnanti a mobilitarsi in modo semplice, inviando un messaggio WhatsApp o un SMS al 349 2100989.

Tartarughe, Giappone sotto accusa. WWF e Traffic: “Facilita il commercio illegale dei carapaci”

“È un impegno sempre più accurato, capillare e partecipato quello che vede Legambiente in prima linea nella salvaguardia delle tartarughe marine e della specie Caretta caretta in particolare – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – dopo l’importante riconoscimento da parte dei cittadini europei del Life Award 2021 al progetto TartaLife, che ci ha visti protagonisti con il CNR IRBIMe altri autorevoli partner per ridurre significativamente la mortalità delle tartarughe durante la pesca professionale, l’attivazione del programma Tartawatchers e l’introduzione del nuovo servizio SOS Tartarughe andranno a rafforzare la fase fondamentale di monitoraggio e tutela dei nidi“.

“Con un appello rivolto a tutti i cittadini chiamati a mobilitarsi in prima persona per segnalare la presenza di questa specie a rischio che, di stagione in stagione, sceglie anche alcune delle nostre più belle coste per nidificare nell’area del Mediterraneo”.

Nell’area mediterranea ogni anno si contano circa 7 mila nidi di tartarughe marine.

Di questi, fino a qualche anno fa non se ne trovavano che poche decine lungo le coste italiane, ma progressivamente – complice l’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici – l’areale di nidificazione si è ampliato nel Mediterraneo occidentale, tanto che la scorsa stagione nel nostro Paese sono stati scoperti 250 nidi, concentrati soprattutto in Calabria, Sicilia, Puglia, Campania e Toscana.

Meno numerose ma comunque importanti le nidificazioni registrate nel tempo anche in Sardegna, Lazio, Marche e Basilicata.

In tutte queste regioni Legambiente è presente con attività di monitoraggio e presidio, dal momento dell’ovodeposizione fino alla schiusa e all’entrata in acqua dei piccoli.

Il rilevamento dei nidi è possibile grazie alle caratteristiche tracce di risalita lasciate sulla spiaggia dalle tartarughe e rinvenute dai volontari e dagli operatori che pattugliano i litorali.

Una volta accertata la presenza di un nido, l’area viene dunque recintata e presidiata per evitare che altri animali predino le uova o che le stesse possano essere danneggiate da bagnanti o mezzi meccanici di pulitura.

Alla nascita, i tartarughini pesati e misurati vengono quindi scortati fino al mare: appena un esemplare su mille raggiungerà, intorno ai 20 anni di vita, la maturità sessuale.

Una battaglia, quella per la salvaguardia delle tartarughe marine, che necessita di più alleati possibili e che presto potrà contare anche sul sostegno dei gestori degli stabilimenti balneari, tra le categorie nei confronti delle quali Legambiente svolge da tempo un’attività d’informazione e sensibilizzazione sul tema.

Inquinamento, trovate tracce di plastica nei muscoli di 44 tartarughe marine morte in tre anni

Prende infatti il via quest’estate sul territorio nazionale l’iniziativa “Lidi amici delle tartarughe marine” che prevede il riconoscimento da parte di Legambiente di un apposito vessillo a quegli stabilimenti che, attraverso la firma di un disciplinare, s’impegneranno ad adottare alcune regole “tartafriendly” (come la pulizia manuale delle spiagge e la riduzione dell’inquinamento acustico e luminoso nelle ore notturne), a distribuire materiali informativi e a collaborare con i centri di recupero delle tartarughe marine attivi in diverse regioni italiane.

L’impegno di Legambiente a favore delle tartarughe marine, del resto, non si limita soltanto l’Italia, ma s’inserisce all’interno di un’ampia rete d’azione che coinvolge altri Paesi affacciati sul Mar Mediterraneo.

Per aumentare la salvaguardia della specie Caretta caretta, in qualità di coordinatrice del progetto COMMON (finanziato dal Programma di cooperazione ENi CBC Med), l’associazione ambientalista è oggi impegnata nella creazione di un network permanente dei centri di recupero e salvataggio delle tartarughe marine del Mediterraneo: una rete dedicata non solo alla tutela ma anche alla cura degli esemplari e all’analisi delle principali minacce da loro affrontate, tra cui l’ingestione di plastica e le catture accidentali.

Soltanto in Italia si stima che siano oltre 40 mila, ogni anno, le tartarughe marine catturate accidentalmente durante le attività di pesca professionale: di queste, ben 10 mila non sopravvivono.

Per ridurne la mortalità Legambiente ha istituito dei Centri di Recupero e Primo Soccorso, veri e propri ospedali dove le tartarughe in difficoltà vengono curate, riabilitate e restituite al mare.

Un’attività che negli ultimi 10 anni ha permesso di salvare più di 1600 esemplari grazie alle strutture gestite dall’associazione.

In prima linea per numero di tartarughe recuperate in Italia il Centro di Manfredonia, protagonista anche di alcune liberazioni “simbolo” come quelle della coppia di tartarughe Romeo e Giulietta, lo scorso San Valentino, o della tartaruga Pelù, liberata a novembre dal rocker fiorentino da cui ha ereditato il nome.

A quello di Manfredonia si aggiungono anche il Centro di Recupero di Talamone, gestito in collaborazione con il Parco Naturale della Maremma, il Marine Turtle Center di Pioppi, nel Parco Nazionale del Cilento, e la collaborazione con l’AMP delle Isole Egadi nella gestione del Centro Recupero Tartarughe Marine di Favignana.

Interessante osservare come nel 50% degli esemplari ricoverati nei centri di recupero di Legambiente siano stati documentati l’ingestione di rifiuti marini o l’intrappolamento negli stessi, costituiti per il 90% da plastica. Sacchetti, resti di bottiglie e stoviglie, cottonfioc, lenze e imballaggi i rifiuti più comuni.

(Visited 25 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago