AttualitàInquinamentoSalute

Taranto, eccesso di mortalità del 68% tra gli uomini residenti nei quartieri più vicini all’ex Ilva

Condividi

Ex Ilva, eccesso di mortalità tra gli abitanti dei quartieri di Taranto più vicini all’area industriale. È quanto emerge da uno studio che ha dimostrato l’incremento di decessi.

L’ennesimo allarme per la salute dei cittadini di Taranto: nei tre quartieri più vicini all’area dell’ex Ilva è stato riscontrato un eccesso di mortalità, in questo caso tra la popolazione residente maschile. Nei quartieri di Tamburi, Paolo VI e Città Vecchia-Borgo, è stato rilevato “un eccesso statisticamente significativo di 1.020 morti tra il 2001 e il 2020 rispetto ai dati di riferimento regionale, con un picco del 68% di eccesso di mortalità rilevato nel sesso maschile tra i residenti del quartiere Paolo VI nel 2019“.

L’Onu: “Un ambiente sano e pulito è un diritto fondamentale dell’uomo”. Approvata la votazione a Ginevra

È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Environmental Research, che ha dimostrato l’incremento di mortalità nei quartieri interessati dall’attività industriale. La ricerca, intitolata “Utilizzo dei dati demografici comunali per la stima della mortalità nelle città sottoposte ad elevata pressione ambientale: risultato del primo studio sui quartieri di Taranto dal 2001 al 2020”, è il risultato della collaborazione tra la Società italiana di medicina ambientale (Sima), il Comune di Taranto e l’Università di Bari ed è la prima a essersi basata sul conteggio delle schede anagrafiche comunali.

Lo studio ha analizzato tutti i sei quartieri in cui è suddivisa la città di Taranto (Tamburi, Paolo VI, Città Vecchia-Borgo, Tre Carrare-Solito, Montegranaro-Salinella e Talsano-Lama-San Vito), mettendoli a confronto. “Negli ultimi 20 anni, in tutti i quartieri a Nord è stato riscontrato un costante eccesso di mortalità in entrambi i sessi rispetto alle altre zone“, ha spiegato Prisco Piscitelli, epidemiologo e vicepresidente Sima. Che poi ha aggiunto: “L’aumento di mortalità rispetto ai dati regionali interessava inizialmente solo l’area di Tamburi e si è poi allargato agli altri due quartieri, generando una disuguaglianza di salute inaccettabile rispetto alle zone a sud della città“.

L’ex Ilva si preoccupa della salute, niente accesso ai lavoratori senza Green pass

Alessandro Miani, presidente di Sima, ha invece precisato: “La metodologia utilizzata per Taranto nel nostro studio rappresenta un modello validato utilizzabile da Anci in qualsiasi città italiana grazie alle competenze già presenti sui territori o comunque rese disponibili da Sima e dai partner universitari. Anche i Comuni possono fare epidemiologia a livello locale per identificare eventuali disuguaglianze di salute nel raggio di pochi chilometri o tra diversi quartieri, ma soprattutto per comprenderne le cause e intervenire con tempestività per rimuovere i possibili fattori di rischio o determinanti ambientali“.

Taranto, i genitori scrivono al governo e allegano 60 foto dei veleni dell’ex Ilva

Rinaldo Melucci, sindaco di Taranto, ha commentato così i dati offerti dallo studio: “Il governo non potrà che orientare su questa strada le sue prossime scelte e il modo con cui utilizzeremo gli ingenti investimenti europei, a cominciare da quelli contenuti nel Pnrr“. Il primo cittadino ha poi aggiunto: “Nei giorni in cui si prepara la XXVI convenzione quadro sui cambiamenti climatici e proprio le Nazioni unite riconoscono ufficialmente che vivere in un ambiente sano è un diritto fondamentale dell’uomo, il laboratorio Taranto è il luogo dove l’Italia può dimostrare davvero le proprie intenzioni e tracciare la rotta per lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita delle persone. E con questo studio è finalmente palese che si tratta di una questione di utilità oltre che di morale“.

(Visited 24 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago