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Taranto, il piccolo Lorenzo morto di tumore a 5 anni. La famiglia chiede 25 milioni di risarcimento all’ex Ilva

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Taranto, la famiglia di Lorenzo Zaratta chiede 25 milioni di risarcimento all’ex Ilva. Il piccolo morì di tumore sette anni fa, a soli cinque anni, e dopo aver combattuto il male per quasi tutta la sua vita.

Era il 30 luglio 2014 quando il piccolo Lorenzo Zaratta, di soli cinque anni, morì di tumore a Taranto. Quel male gli era stato diagnosticato quando aveva appena tre mesi di vita e Lorenzo affrontò tutta la sua esistenza combattendolo. Secondo una perizia disposta dai pm di Taranto, a causare il tumore erano state le emissioni inquinanti dell’acciaieria dell’ex Ilva. Per questo, all’epoca, nove tra dirigenti e funzionari furono rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo.

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A quasi sette anni dalla morte di Lorenzo, la famiglia ha chiesto un risarcimento davanti al gup di Taranto, Pompeo Carriere. Per i pm Remo Epifani e Mariano Buccoliero, gli imputati, in concorso tra loro, “consentivano la dispersione di polveri e sostanze nocive provenienti dalle lavorazioni delle aree: Parchi Minerali, Cokerie, Agglomerato, Acciaierie e Gestione Rottami Ferrosi dello stabilimento siderurgico, omettendo l’adozione delle misure di prevenzione contro gli infortuni sul lavoro e malattie professionali“. Quell’attività avrebbe causato a Lorenzo “una grave malattia neurologica a causa delle sostanze velenose assunte durante il periodo in cui era allo stato fetale“.

Lorenzo Zaratta è una delle tante vittime innocenti di Taranto. La sua storia è una delle più significative e la sua famiglia non ha mai smesso di lottare conto l’inquinamento industriale sulla popolazione. Papà Mauro, ad esempio, è sempre stato presente alle manifestazioni, portando con sé l’immagine di Lorenzo bendato per via delle terapie antitumorali. Il piccolo, in cinque anni di vita, era stato sottoposto a una trentina di operazioni e nel suo cervello erano state rinvenute tracce di metalli e sostanze inquinanti.

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La mamma di Lorenzo, durante la gravidanza, aveva lavorato in uno studio professionale nel rione Tamburi, quello più esposto all’inquinamento della fabbrica. Proprio da lì partirono le indagini per comprovare il nesso di causalità tra le sostanze inquinanti e la malattia che causò la morte di Lorenzo.

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A difendere la famiglia di Lorenzo ci sono Leonardo La Porta e Ladislao Massari (quest’ultimo per conto del fratello di Lorenzo, oggi 13enne). I due avvocati hanno spiegato: “L’udienza del processo è stata rinviata  al 14 ottobre. I pm, su richiesta della difesa, dovranno riformulare e specificare i capi di imputazione in merito alla serie di omissioni di cui sono accusati“.

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