Rifiuti

Taranto, fusti contenenti rifiuti radioattivi incustoditi e in attesa di smaltimento da più di 20 anni

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Bidoni che attendono di essere smaltiti da ben 20 anni, anche provenienti di Chernobyl.  E’ questa l’attuale situazione dell’ex Cemerad di Statte (Taranto), un sito abbandonato nel quale non ci sono più soldi per vigilanza e bonifica. Vignaroli: “Prossimo obiettivo sarà chiedere ulteriori finanziamenti al Governo”.

Manca un deposito nazionale adeguato, le scorie sono sparse in tanti siti poco sicuri e i controlli sono carenti.  “Realizzare il Deposito nazionale, completare il più rapidamente possibile lo smantellamento degli impianti nucleari, mettere l’autorità di controllo Isin nelle condizioni di operare con la massima efficacia”. Sono queste le priorità oggi in materia di nucleare, “a cui l’Italia non può sottrarsi“. Lo ha dichiarato il Presidente della Commissione Ecomafie Stefano Vignaroli che ha presentato, nel corso di una conferenza stampa on line, la Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia approvata dall’organismo parlamentare.

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L’anno scorso il governo Conte ha reso pubblica la Carta dei siti idonei per il deposito unico nazionale (Cnapi). Ora però bisognerà individuare il sito finale e ci vorranno almeno 3 o 4 anni da adesso per far partire il cantiere.

A Taranto i fusti di Chernobyl sono in attesa di smaltimento da 20 anni. Il capannone dell’ex Cemerad di Statte ospita fusti deteriorati colmi di rifiuti radioattivi in un il sito per il quale il governo stanziò oltre 9 milioni di euro che avrebbero dovuto garantire l’intera operazione di bonifica. Ma la cifra, che venne fissata con legge n. 20 del 4 marzo 2015, si è rivelata insufficiente.

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Nel capannone sono presenti ancora 6.132 fusti di scorie nucleari, anche provenienti di Chernobyl, dei quali 2.168 con concentrazione radioattiva, come si legge nella relazione. Nel 2000, infatti, quel capannone di 3840 metri quadrati fu sequestrato dalla Procura di Taranto e affidato in custodia al Comune di Statte mentre la società Cemerad falliva. Una legge del 2015 consentì l’avvio della rimozione dei fusti stanziando 10 milioni di euro. Somme che avrebbero dovuto garantire l’intera operazione di bonifica. E l’intervento fu affidato all’allora commissario di Governo per la bonifica di Taranto, Vera Corbelli.

I fondi non sono bastati neanche per coprire le spese sulle misure di vigilanza del sito che torna a essere esposto a possibili atti vandalici. A dare notizia dell’attuale situazione dell’annosa vicenda è stato proprio Stefano Vignaroli, nel corso della conferenza stampa: “Gli interventi di bonifica procedevano, pur in presenza di difficoltà, imprevisti ed aumenti dei costi, – si legge nella relazione sintetica – ma hanno dovuto subire di recente una brusca frenata a causa della mancata erogazione di fondi ulteriori. Tra le attività che, di conseguenza, non sono più garantite vi è la vigilanza armata 24 ore su 24, ritenuta necessaria per la sicurezza.” Vignaroli ha, però, assicurato che il prossimo obiettivo sarà quello di chiedere ulteriori finanziamenti al Governo.

 

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