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Svimez: il Sud era zona rossa prima del Covid. Crisi economica è emergenza sociale

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Svimez. Un quadro preoccupante con un mezzogiorno vittima non solo di una crisi cronica ma anche di una recessione dovuta all’epidemia di Coronavirus che ha colpito un tessuto economico che stava ancora cercando di raggiungere i livelli di occupazione e produzione precedenti alla crisi del 2008.

É questa la fotografia contenuta nel rapporto annuale Svimez 2020, ‘L’economia e la società del Mezzogiorno’.

Al Sud, la crisi economica dovuta alla pandemia si è subito trasformata in emergenza sociale a causa di un tessuto produttivo più debole, un mondo del lavoro frammentato e una società più fragile.

Secondo il Rapporto, nel 2020 il Pil del Sud si ridurrà meno della media nazionale (-9% contro -9,6%) ma resterà sotto il suo picco minimo del 2014 e inferiore di 15 punti percentuali rispetto al 2007.

Nel 2021 e 2022 la ripresa economica sarà limitata al Centro Nord (+4,5% e +5,3%) mentre al Sud la crescita si fermerà rispettivamente all’1,2% e all’1,4%.

In calo anche il reddito disponibile delle famiglie meridionali ed i consumi privati, rispettivamente -6,3% e -9,9%.

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Forte impatto anche in termini di occupazione: nei primi tre trimestri 2020 la riduzione è pari al 4,5% (il triplo rispetto al Centro-Nord) con una perdita di circa 280 mila posti di lavoro. Rispetto al 2007 sono spariti oltre mezzo milione di posti di lavoro.

Chi pagherà il prezzo più alto però, è quella fascia di soggetti esclusi dalle tutele e che racchiude lavoratori irregolari o precari e da giovani che si stanno affacciando sul mercato del lavoro senza speranza di potervi entrare che – si legge – “può raggiungere le due milioni di unità”.

Insomma, i dati di Svimez 2020 non fanno altro che mostrare come la crisi pandemica sia stata una sorta di acceleratore di quei processi di ingiustizia sociale che interessavano il Sud da molti anni.

“La pandemia ha portato una crisi inaspettata, uno choc che riguarda l’intera Europa – ha detto il Premier, Giuseppe Conte, nel suo intervento durante la presentazione del Rapporto – si è creato un grande solco nel nostro territorio, un dualismo che fatichiamo a superare. Questa crisi ha colpito tutti, ma non ha colpito tutti allo stesso modo. Sta generando nuove diseguaglianze, sta accrescendo alcune diseguaglianze strutturali. La crisi si è estesa al Mezzogiorno con più drammaticità, traducendosi in vera emergenza sociale, ha incrociato criticità strutturali”.

Ora che il contagio interessa fortemente e direttamente il Sud, dobbiamo aspettarci un peggioramento del processo di frammentazione, a cominciare dal declino demografico: entro il 2065 la popolazione dovrebbe ridursi di 5,1 milioni (su 6,9 milioni nell’intero Paese).

Ma non è tutto. Le debolezze e fragilità del Sud sono diventate ancora più evidenti con la pandemia: “per la sanità – sostiene la Svimez – il Sud era Zona Rossa già prima di Covid”.

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Drammatico’ anche lo squilibrio nelle attività di prevenzione: nel caso dei programmi di screening per alcune patologie oncologiche, la regione con lo score peggiore, pari a 2, è stata la Calabria, mentre Liguria, Veneto, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta sono le regioni con il punteggio più alto, pari a 15.

Grave anche la situazione dell’istruzione in era Covid: i ragazzi tra i 6 i 17 anni che vivono in famiglie in cui non sono disponibili dispositivi informatici è pari al 19% al Meridione contro il 7,5% del Nord.

Ma – evidenzia il Rapporto – investire nel Mezzogiorno conviene a tutto il Paese: concentrando le risorse al Sud, si avrebbe non solo una maggiore coesione ma anche una più robusta crescita del Paese.

“Dal punto di vista sociale – aggiunge il premier  – vi sarà una riforma per garantire il tempo pieno su tutto il territorio nazionale che possa dare effettiva possibilità alle famiglie , e soprattutto alle donne, di inserirsi nel mercato del lavoro”.

Il premier ha infine ricordato che “dal punto di vista industriale a Napoli ci sarà un polo Agritech, per lo sviluppo di tecnologie nel settore agroalimentare” e che “in queste ore stiamo definendo l’accordo con Arcelor Mittal per completare il progetto di investimento per l’Ex Ilva di Taranto, con un accordo di partenariato pubblico privato e un piano articolato per rilanciare il cantiere Taranto”.

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