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Superbonus, approvato l’emendamento di Eleonora Evi (EV): “Non sarà un provvedimento solo di facciata”

Superbonus 110, il Parlamento europeo approva l’emendamento di Eleonora Evi (Europa Verde). L’eurodeputata italiana: “Il provvedimento diventa così funzionale al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e intese soprattutto a beneficio delle fasce più deboli“.

Sono felice che a stragrande maggioranza il Parlamento Ue abbia votato in favore del mio emendamento affinché le ristrutturazioni previste dal Superbonus 110 non siano solo di facciata, ma funzionali al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni e intese soprattutto a beneficio delle fasce più deboli”- dichiara Eleonora Evi, eurodeputata e co-portavoce di Europa Verde a margine del  voto sul report d’implementazione della Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD).

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Il giudizio sul Superbonus 110 non potrebbe essere più chiaro: si tratta di uno strumento potenzialmente fondamentale per ridurre l’impatto climatico dei nostri edifici e combattere la povertà energetica, ma non nella sua forma attuale” – aggiunge l’eurodeputata – “La dotazione finanziaria che il Recovery Plan assegna al Superbonus 110 è importante, e in valori assoluti si tratta dell’investimento che a livello UE mette più finanziamenti sull’efficientamento degli edifici. Ma non possiamo permetterci di disperdere questi fondi su incentivi con un orizzonte temporale limitato o su interventi estemporanei e troppo graduali, che migliorano solo parzialmente la prestazione energetica. E, soprattutto, dobbiamo assicurarci che il finanziamento pubblico vada in primis alle fasce di reddito più basse, che spesso vivono negli edifici con la prestazione energetica peggiore“.

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La raccomandazione di Strasburgo arriva nel momento più appropriato, visto che il Parlamento sta discutendo della proroga del Superbonus 110 in manovra. È quindi chiaro che bisogna rivedere la misura, introducendo un tetto ISEE per gli edifici monofamiliari e stabilizzandola nel tempo, cioè in modo che possa fare da leva sul settore privato, sull’occupazione e sulla consapevolezza dei cittadini. Solo con questo, assieme a standard stringenti di prestazione energetica degli edifici, anche più di quelli che la Commissione europea presenterà oggi, possiamo vincere la sfida di trasformare i nostri edifici da produttori di emissioni a vero cuore della transizione verde” – conclude Evi.

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