AnimaliAttualitàPolitica

Sudafrica, stop agli allevamenti di leoni in cattività: “Più danni che vantaggi”

Condividi

Il Sudafrica sta per dire basta agli allevamenti di leoni in cattività. Una relazione di esperti, infatti, suggerisce che i danni superano i possibili vantaggi.

I leoni in Sudafrica devono vivere liberi nel loro habitat naturale. Il paese africano sta per varare una nuova legge di portata storica, che potrebbe vietare l’allevamento di questa specie in cattività per permettere ai turisti i safari, che siano ‘innocui’ come quelli fotografici o violenti e dannosi come quelli di caccia.

Lo riporta l’agenzia Reuters, che cita una relazione di 600 pagine che un gruppo di esperti ha inviato al Governo sudafricano. La ministra dell’Ambiente, Barbara Creecy, ha annunciato di aver preso seriamente in considerazione il report e di essere pronta a introdurre sostanziali modifiche alle norme attualmente in vigore.

Choc in Gran Bretagna, maiali destinati alla Lidl uccisi a martellate. Il video di Animal Equality

L’obiettivo principale è porre fine alla riproduzione dei leoni in cattività a scopo economico. In Sudafrica gli allevamenti di leoni permettono di usarli sia come prede per la caccia in aree controllate, dove gli animali non hanno possibilità di salvarsi, sia come attrazione turistica nei cosiddetti zoo-safari, dove i turisti possono avvicinarsi ai cuccioli di leone, accarezzarli e posare con loro per foto ricordo. Secondo la commissione del Ministero dell’Ambiente sudafricano, l’allevamento di leoni in cattività danneggia la specie allo stato naturale e i danni superano i vantaggi per il turismo.

Tanti auguri WWF! 60 anni di lotta a difesa della natura

La decisione del Governo sudafricano, pur partendo da buone intenzioni, è però imperfetta. Se da un lato penalizza i ‘safari di caccia’, dall’altro non pone alcun limite alla caccia di leoni allo stato brado. C’è poi la questione del commercio di corni di rinoceronte e zanne di elefante. La commissione si è limitata a consigliare al Governo di consultarsi con altri paesi per decidere come procedere con le scorte accumulate. Anche i conservazionisti sono divisi: da un lato c’è chi teme che mettere in commercio quei prodotti possa stimolare la domanda sui mercati asiatici, dall’altro chi crede che il ricavato della vendita potrebbe permettere di raccogliere fondi per proteggere altre specie, più minacciate dall’estinzione.

(Visited 84 times, 1 visits today)

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Teleambiente.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi di teleambiente.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Stefano Zago