La ricerca internazionale sulle Euplectella aspergillum è coordinata dal professor Giacomo Falcucci dell’Università di Roma Tor Vergata

Il nome scientifico è Euplectella aspergillum ma è più comunemente chiamata “Spugna di vetro”. Si tratta di una spugna marina che vive negli abissi oceanici e il cui studio potrebbe rappresentare il futuro dell’ingegneria delle costruzioni.

Un team di ricerca internazionale coordinato dal professor Giacomo Falcucci dell’Università di Roma Tor Vergata sta infatti analizzando i flussi idrodinamici dell’acqua marina all’interno della struttura della spugna per comprendere come poter utilizzare la “tecnologia naturale” del suo corpo per poter costruire aerei e grattacieli super resistenti.

“È un organismo tra i più antichi della Terra – ha spiegato al Messaggero il professor Falcucci – e si trova principalmente nel Pacifico. Il suo scheletro è fatto da capelli di vetro dal diametro di 0,2 millimetri, e secerne la silice, essenziale per il suo metabolismo, che forma questa struttura all’apparenza molto 
fragile, che invece riesce a sopportare le correnti oceaniche. Il nostro gruppo per la prima volta ha indagato il funzionamento della spugna dal punto di vista fluidodinamico”. 

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La spugna ha una caratteristica morfologica particolare. “Tutti gli elementi che concorrono a formare la sua struttura riducono la spinta dell’acqua, che consente alla spugna di restare ancorata al suolo senza fatica. Le stesse strutture che riducono la resistenza dell’acqua, creano dei vortici all’interno della cavità corporea, che le consentono di alimentarsi e riprodursi in modo efficace. È stata necessaria la presenza di un biologo nel gruppo, per spiegare il ruolo di quei vortici, ad ingegneri e fisici incomprensibile, che aumentano il tempo di permanenza del fluido nella spugna, permettendo il filtraggio delle sostanze in sospensione nell’acqua”, ha spiegato Falcucci.

L’analisi della struttura della spugna marina permetterà agli ingegneri di capire, ad esempio, come realizzare dei grattacieli più snelli sfruttando la struttura che riesce a raggiungere 30-50 centimetri di altezza pur essendo fatta di capelli di vetro. Inoltre “strutture più leggere e resistenti che riducono la resistenza all’acqua e all’aria – spiega ancora il professore – potrebbero essere di grande interesse nell’industria aerea e navale”.

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