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Coronavirus, USA primo paese al mondo per numero di contagi. Ecco cosa sta succedendo

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L’epidemia di Coronavirus si diffonde ma ora sono gli Usa il primo paese al mondo con quasi 86.000 contagiati, superando così la Cina e l’Italia. Trump ha messo in dubbio l’affidabilità dei dati diffusi da Pechino. Ecco cosa sta succedendo.

Secondo i dati del New York Times gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per numero di contagi da coronavirus: 81.321, superando così l’Italia che conta 80.539 casi. Sono oltre mille le vittime negli States dall’inizio dell’epidemia. Secondo uno studio della University of Washington School of Medicine, la pandemia potrebbe uccidere più di 81mila persone in Usa nei prossimi quattro mesi e potrebbe non placarsi fino a giugno.

Commentando il primato, il presidente Donald Trump ha messo in dubbio l’affidabilità dei dati diffusi da Pechino, New York è arrivata a i 40mila casi ed è la città più colpita dall’epidemia. Il sindaco Bill De Blasio ha dichiarato: “Bisogna fare di più a livello federale“. 

Secondo l’assessore alla sanità della Grande Mela, Oxiris Barbot, l’epidemia potrebbe cominciare a rallentare a settembre.

Dall’altra parte lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump non sembra molto preoccupato dai numeri sempre più elevati e dalla diffusione del contagio tanto che sembra intenzionato a riaprire al più presto il Paese, allentare le regole di controllo del contagio per far ripartire l’economia. A raccontarci questo che sta accadendo negli USA la fashion designer Camilla Mendini, 33 anni, nata a Verona e ora nel New Jersey da 5 anni. 

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Che tipo di percezione del rischio c’è tra la gente?

Dipende tantissimo dalle persone con cui si parla, penso si stia anche un po’ politicizzando la visione della serietà di questo virus. Sicuramente gli Stati Uniti sono molto diversi dalla cultura europea. Ci sono tantissimi interessi finanziari che non si possono mettere da parte e anche le persone reagiscono in questo modo. Tante  perderanno il lavoro. Si rischia di stare a casa senza avere la possibilità di sostenere eventuali spese mediche, senza poter fare la spesa ad esempio che chiedono di fare per 14 giorni. Io abito in un condominio molto grande, abbiamo una chat interna e io ero la prima, conoscendo la situazione in Italia, che avvisavo e dicevo di stare a casa perché la situazione è seria. E qui ancora non c’era nessuna percezione del rischio, parliamo di circa 14 giorni fa.

Cosa ne pensi del fatto che il presidente Donald Trump voglia quanto presto allentare le misure per far ripartire l’economia?

La frase diventata simbolica ed emblematica su cosa pensa lui di questa situazione è proprio, a parole sue, che “la cura non può essere peggiore del problema“, quindi con questo intende che ovviamente se il paese si deve fermare e quindi anche l’economia, i danni, secondo lui, sarebbero maggiori del perdere persone per colpa del virus. Avrei agito molto prima, avrei cercato di imparare qualcosa dall’Europa e dalla Cina. Abbiamo avuto “la fortuna” di aver avuto il contagio in ritardo e capire cosa poteva funzionare e cosa no. Stiamo commettendo gli stessi errori.

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Da quanto sei in quarantena? 

Adesso tutta New York è in quarantena lockdown, nessuno può uscire se non per necessità. Ci sono anche i militari all’interno della città. La situazione lì è gravissima. Noi da italiani, conoscendo la situazione, eravamo coscienti che New York potesse diventare l’epicentro, è la città maggiormente e più densamente popolata. Quindi abbiamo tenuto a casa i bambini già da più di due settimane, quando le scuole hanno chiuso anche qui in New Jersey. Ma a differenza di New York qui in New Jersey non c’è ancora la quarantena, non siamo in lockdown. E’ richiesto di stare a casa, c’è un coprifuoco serale molto blando, dalle 10 di sera alle 5 di mattina, e ci sono ancora tantissime attività aperte, tranne i ristoranti che possono fare solo take away.

La gente usa guanti e mascherine? 

C’è un problema di reperibilità, le mascherine e i guanti sono irreperibili da mesi, quando già il virus era scoppiato in Cina. C’è un po’ questo dualismo del compro, faccio incetta di mascherine, guanti, della carta igienica (che davvero non si trova più), disinfettanti mani, sapone, però dopo le persone magari sono fuori in giro. Mi sembra che in media si preparano perché forse sono anche abituati visto che negli Stati Uniti ci sono spesso anche dei cataclismi naturali, come gli uragani. In ogni caso si vedono persone in giro senza guanti e mascherine. Gli ospedali stanno chiedendo alle persone che hanno fatto incetta di regalarle. Sentivo proprio ieri un servizio al telegiornale di alcune infermiere disperate perché non hanno le mascherine. Il presidente Trump ha detto di utilizzarle e rilavarle. E ovviamente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha detto di non farlo assolutamente.

In alcuni Stati è scattata la corsa alle armi cittadini terrorizzati all’idea di una crescita della delinquenza per effetto della depressione economica.

Questa notizia non mi sorprende. Una fazione politica qui è molto aperta all’uso delle armi e viene considerato proprio un diritto di difesa. Ci ho messo davvero tanto da italiana a capirlo, questo loro senso di libertà, il diritto di avere un’arma per potersi difendere. Non lo condivido ma comprendo da dove nasce storicamente questa necessità che hanno alcune persone per sentirsi sicuri. Adesso ci sono delle zone che sono più pericolose, dove ovviamente questa pandemia potrebbe portare effettivamente a grandi disagi per le persone, chi magari non ha un tetto o anche solo un posto dove andare a mangiare. A New York erano molto indecisi se chiudere le scuole pubbliche e gratuite perché erano l’unico posto dove molti bambini sulla soglia della povertà potevamo avere un pasto caldo.  A New York non c’è stata questa corsa alle armi, posso affermarlo. Sicuramente in altre parti degli Stati Uniti si.

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Cosa ti preoccupa più per te e la tua famiglia?

La mia preoccupazione più grande è che siamo qui da soli, quindi cercare di non ammalarsi stare attenti perché siamo io e mio marito, non abbiamo nessun altra persona che ci potrebbe aiutare in caso, ma soprattutto per i bambini perché sono piccoli. Bisogna rimanere sereni cercare di organizzare la giornata senza far pesare il fatto che non possono più vedere i loro amici, che non possono uscire, che non possono andare a scuola.

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Tu che sei un esperta di sostenibilità e moda sostenibile, quale attività consigli di fare a casa?

Se si ha del tempo io consiglio di informarsi innanzitutto adesso che possiamo dedicare un po’ di tempo a noi stessi e a capire anche cosa c’è dietro la moda, quali sono le alternative nella sostenibilità. Ma anche dedicarsi a cose pratiche, anche quando si va a fare la spesa, cercare di fare una lista, di programmare, cercare di non fare acquisti smodati. Avere un piano settimanale può aiutare per evitare gli sprechi. E poi dilettarsi in attività creative e di riciclo, riuso con i bambini e non solo. Trovare qualcosa di positivo nel dover stare a casa e creare qualcosa che ci faccia star bene.

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