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Spreco alimentare, gli americani gettano un terzo del cibo che acquistano VIDEO

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Secondo uno studio una famiglia americana media getta nei rifiuti il 33% del cibo che acquista. Questo spreco ha un valore economico di 1,866 dollari a famiglia l’anno.

Gli americani in media sprecano un terzo del cibo che acquistano secondo Edward Jaenicke, professore di economia agricola al College of Agricultural Sciences della Penn State University. Secondo lo studio pubblicato sull’American Journal of Agricultural Economics questo spreco ha un valore di 240 miliardi di dollari l’anno; dividendo questo valore per le 128 milioni di famiglie statunitensi otteniamo che lo spreco ha un costo di 1,866 dollari per famiglia l’anno.

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Questa inefficienza nella gestione alimentare ha effetti sulla salute, sulla sicurezza degli alimenti e sui cambiamenti climatici: “Le nostre scoperte sono in linea con gli studi precedenti che dimostrano che dal 30% al 40% del cibo acquistato negli Stati Uniti non viene in realtà mangiato e di conseguenza anche le risorse utilizzate per la produzione degli alimenti come l’acqua, l’energia e la terra in realtà vengono sprecate. Questo studio è il primo ad identificare la quantità di cibo sprecato per ogni singola famiglia, impossibile da stimare in passato poiché non esistevano dati precisi per ogni famiglia sul cibo sprecato”.

I ricercatori sono riusciti a sopperire alla mancanza di questi dati attraverso l’utilizzo una metodologia usata nei campi di produzione economica, i cui modelli funzionano trasformando gli inputs in outputs, e alle scienze nutrizionali, con le quali si possono utilizzare i dati su altezza, peso, genere ed età per calcolare il numero di calorie necessarie per mantenere il proprio peso corporeo. Attraverso questo approccio, Jaenicke e Yang Yu, dottorando in economia, hanno calcolato i dati di 4,000 famiglie che hanno partecipato al sondaggio del Department of Agriculture’s National Household Food Acquisition and Purchase Survey, conosciuto come FoodAPS.

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I dati raccolti da questo sondaggio sono stati considerati come “input” nell’elaborazione dei dati. FoodAPS ha raccolto anche le misure biologiche dei dati, permettendo ai ricercatori di applicare formule dalle scienze nutrizionali per calcolare il metabolismo basale e le calorie necessarie per i membri delle famiglie per mantenere il proprio peso, che nell’equazione sono gli “output”. La differenza tra l’ammontare di cibo acquistato e l’ammontare necessario per mantenere il peso rappresenta l’inefficienza della produzione nel modello, o tradotto, il cibo che viene sprecato.

Secondo le stime, la famiglia americana media spreca il 31,9% del cibo che acquista” secondo Jaenicke “più del 66% delle famiglie su cui abbiamo condotto lo studio hanno un tasso di spreco tra il 20-50%. Tuttavia, anche la famiglia col minor tasso di spreco possibile ha un tasso di circa l’8.7%”. Inoltre, i dati demografici raccolti come parte del sondaggio sono stati usati per analizzare le differenze negli sprechi in una serie di caratteristiche. Ad esempio le famiglie più ricche generano più spreco e anche quelle con la dieta più salutare, ovvero quelle che includono maggior frutta e verdura, sprecano maggior cibo: “E’ possibile che i programmi che incoraggino ad una dieta più salutare possano in realtà condurre ad un maggior spreco di cibo. E’ qualcosa su cui bisognerebbe riflettere quando vengono elaborate politiche di questo tipo; come possiamo aggiustare questi programmi in modo che riducano i potenziali sprechi?”.

Le famiglie legate al minor spreco sono quelle più povere, specialmente quelle legate al programma federale SNAP o quelle con un maggior numero di membri. Inoltre, aggiunge il professore, alcuni alimenti nei supermercati vengono venduti in confezioni troppo grandi che rischiano di non essere consumate: “Un nucleo familiare di due persone può non essere in grado di mangiare un cavolfiore intero quindi il rischio spreco è alto mentre una famiglia più grande è probabile che lo divori in un singolo pasto“. In generale le famiglie col minor spreco sono quelle con una lista quando vanno al supermercato o quelle che devono fare un lungo viaggio per fare la spesa. “Questo suggerisce che la pianificazione e la gestione alimentare sono fattori che possono influenzare la quantità di cibo sprecato”.

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Oltre alle implicazioni economiche e nutrizionali, la riduzione dello spreco alimentare potrebbe essere un fattore per minimizzare gli effetti dei cambiamenti climatici. Studi recenti hanno dimostrato che attraverso il loro ciclo vitale, gli alimenti sprecati sono una delle maggiori cause delle emissioni di gas a effetto serra. “Secondo la FAO, il cibo sprecato è responsabile per circa 3.3 gigatonnellate di emissioni di gas ad effetto serra annuali, e se fosse considerato come una nazione, sarebbe il più grande emittente di carbonio dopo gli USA e la Cina. Mentre una misura precisa degli sprechi alimentari è importante, può essere importante allo stesso modo investigare ulteriormente su quali fattori precisi influenzano lo spreco di cibo. Speriamo che questa metodologia fornisca le lenti attraverso le quali analizzare il modo in cui ogni famiglia spreca il proprio cibo”.

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