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SPIAGGE “USA E GETTA”, 620 RIFIUTI OGNI 100 METRI

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Spiagge “usa e getta”, 620 rifiuti ogni 100 metri. Potrebbe essere definito un vero e proprio slalom quello che i bagnanti sono costretti a fare, se scelgono una spiaggia libera.

Per ogni passo fatto sulla spiaggia ci sono circa quattro rifiuti, e questo perché, al posto delle conchiglie, a dominare le spiagge italiane sono plastica, vetro o pezzi di metallo.

È la fotografia, a dir poco critica, che ci restituisce l’indagine Beach Litter 2018 condotta da Legambiente.

Su 78 spiagge monitorate (oltre 400mila metri quadri), sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Al primo posto dei materiali più diffusi sulle nostre spiagge, c’è la plastica con una percentuale dell’80%, seguita da seguita da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%).

I rifiuti plastici usa e getta, come bottiglie; stoviglie e buste, sono stati rinvenuti nel 95% delle spiagge monitorate.

“Si tratta di un’esperienza unica che fornisce dati ed elementi per denunciare il marine litter, una delle più gravi emergenze ambientali dei nostri tempi al pari dei cambiamenti climatici – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – una sfida contro la quale sempre più Paesi nel mondo si stanno attrezzando, come è emerso alla conferenza mondiale dell’Onu sugli Oceani del giugno 2017 a New York, in cui abbiamo raccontato la nostra esperienza anche in Assemblea generale”.

“L’Italia – aggiunge Ciafani – fino ad ora ha fatto da apripista grazie alle leggi sulla messa al bando dei sacchetti di plastica tradizionale, sui cotton fioc non compostabili e sulle microplastiche nei prodotti cosmetici. Per questo chiediamo all’Europa di essere ancora più ambiziosa nella sua strategia anti plastica, definendo nuove misure legislative per contrastare l’usa e getta, con la messa al bando di alcuni oggetti come ad esempio stoviglie, posate o bicchieri di plastica, per ridurre l’uso eccessivo di acque in bottiglia”.

Per il Presidente di Legambiente, “se da un lato occorrono sempre più controlli per garantire il rispetto delle leggi approvate, a partire da quella sui sacchetti, dall’altro è anche urgente avviare la rimozione dei rifiuti dai fondali marini, con la messa a sistema del sistema del fishing for litter e con la raccolta e il riciclo di quelli plastici presenti sulle spiagge oltre che dare avvio ad azioni
di prevenzione, incrementando il riciclo degli imballaggi con una nuova consapevolezza di tutti gli attori in gioco, dai cittadini ai turisti, dagli operatori turistici alle amministrazioni locali e regionali, fino ai pescatori, per mettere in campo comportamenti virtuosi per la riduzione dei rifiuti plastici e l’azzeramento della loro dispersione nell’ambiente“.

L’eccesso di rifiuti sulle nostre spiagge (Marine litter), non ha solo un devastante impatto sull’ambiente, ma anche drammatiche conseguenze sugli esseri viventi.

Secondo l’inchiesta di Legambiente, l’ingestione dei rifiuti di plastica è stata documentata in oltre 180 specie marine.

Questi rifiuti infatti, non scompaiono.

Si degradano e si frammentano in pezzi sempre più piccoli: le microplastiche, essendo così più facili da ingerire.

La principale causa di rifiuti spiaggiati, è la cattiva gestione dei rifiuti urbani.

Il 42% degli oggetti ritrovati è costituito da imballaggi alimentari (sacchetti di dolciumi e bottiglie, ad esempio) e da rifiuti da fumo (mozziconi di sigaretta ma anche accendini, pacchetti di sigarette e imballaggi dei pacchetti).

La carenza di sistemi depurativi unita con la pessima abitudine di usare il wc e gli scarichi domestici come una pattumiera inoltre, sono causa della presenza di bastoncini cotonati, ma anche blister di medicinali, contenitori delle lenti a contatto, aghi da insulina, assorbenti o applicatori e altri oggetti di questo tipo (il 10% dei rifiuti).

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