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Emergenza Coronavirus, cosa sta accadendo in Spagna?

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La Spagna è uno dei Paesi europei in cui si registrano i dati più preoccupanti riguardanti l’emergenza coronavirus: quasi 30.000 casi e oltre 1.800 morti, secondo El Pais. “Ho più paura che mio figlio posso contrarre il covid19 e passarlo a gente più anziana. Mi preoccupa di più il contagio da noi agli altri”, la testimonianza di Valentina, italiana e project manager a Barcellona

Il numero di casi accertati di coronavirus in Spagna si avvicina questa mattina alle 30.000 unità, mentre il bilancio dei decessi ha superato quota 1.800 da quanto emerge dal conteggio pubblicato dal quotidiano El Pais. Le persone guarite sono 2.575.

Un video circolato sui social network mostra reparti di terapia intensiva al collasso a Madrid dove i pazienti sono sistemati per terra nei corridoi in attesa di trovare i letti disponibili. Il Ministero della Salute ha confermato che si è trattato di unmomento specifico che si è verificato nella notte del 20 marzo a causa di un grande afflusso di pazienti quella notte al pronto soccorso dell’ospedale Infanta Leonor”.

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Il governo spagnolo ha deciso di prorogare di 15 giorni lo stato d’allerta per l’emergenza, come ha spiegato il premier Pedro Sanchez ai presidenti delle comunità autonome nel corso di una riunione telematica: “Il peggio deve ancora venire e metterà alla prova i limiti delle nostre capacità. I casi diagnosticati e i decessi aumenteranno nei prossimi giorni. Stanno arrivando giorni critici per i quali dobbiamo prepararci. Il rischio è ovunque, ma dobbiamo fare uno sforzo maggiore“.

Maria José Serra, del Centro de Coordinación de Alertas y Emergencias Sanitarias, ha detto che “nessuno può sapere se supereremo l’Italia per numero di vittime. I dati ci dicono che stiamo raggiungendo il picco, che non sarà lo stesso in tutte le comunità“. Quanto alle misure restrittive per ridurre i contatti, “sono tra le più drastiche e l’importante è che vengano attuate. Sui malati, “il 50% delle persone ricoverate ha più di 70 anni, circa il 70% delle persone ricoverate in terapia intensiva ha più di 60 anni“. In Spagna sono stati acquistati oltre 640.000 test rapidi che consentiranno di conoscere il risultato in 15 minuti. 

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Sembrerebbe che in Spagna la percezione del rischio e le misure restrittive siano simili a quelle applicate in Italia. A raccontarcelo Valentina Bevilacqua, 33 anni, project manager, da 9 anni a Barcellona. Dal 14 marzo la Spagna ha dichiarato lo stato di emergenza e da quel giorno le scuole hanno chiuso e Valentina ha iniziato a lavorare in smart working. 

Nei supermercati trovi sia i guanti che il gel disinfettante all’entrata, la gente fa in modo di evitare il contatto ravvicinato. – ci spiega Valentina – Ci guardiamo tutti un po’ male a dire il vero però le persone rispettano le regole. Barcellona è sempre stata una città responsabile. Parchi e ville sono chiuse. Girano volanti e poliziotti in borghese e fermano la gente per strada per sapere dove si stanno recando. Al momento non c’è autocertificazione ma dobbiamo avere un buon motivo. Stanno facendo anche multe”. 

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Abbiamo capito che la situazione è seria. Per questo rimaniamo a casa e rispettiamo le regole. In Spagna come in Italia i media non fanno altro che parlare di coronavirus. Prima c’erano gli scettici, la quarantena era ritenuta una misura esagerata. Ma ora medici, autorità in generale, il sindaco di Barcellona sono tutti sulla stessa linea: dobbiamo rispettare le regole. Passa lo stesso messaggio dell’Italia“.

Qualche giorno fa il governo italiano ha adottato il decreto Cura Italia nel quale sono state indicate le misure e aiuti per diverse tipologie di lavoratori. “Io lavoro per una piccola azienda che lavora 100% online e per ora ci è stato imposto solo lo smart working. Per quanto riguarda le agevolazioni fiscali so che per tutti coloro che hanno la partita Iva, se in questo momento hanno dovuto interrompere la loro attività o stanno guadagnando meno del 70% rispetto al solito avranno delle agevolazioni“, spiega Valentina.

La giovane lavoratrice vive a Barcellona con il suo compagno francese e il suo bimbo ma è più preoccupata per la sua famiglia che vive in Italia, in Puglia e mentre qui “ho più paura che mio figlio posso contrarre il covid19 e passarlo a gente più anziana. Mi preoccupa di più il contagio da noi agli altri.

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Il compagno francese di Valentina ci racconta che è preoccupato per i suoi familiari a Parigi e non condivide tutte le misure adottate: “Il presidente Macron ha detto che è possibile andare fuori per strada, a correre e fare sport. Ma è una cavolata. Con questa scusa la gente esce e si diffonde il contagio“. 

Intanto l’epidemia di coronavirus si amplia e si intensifica molto rapidamente in Spagna.  Le persone più colpite da covid19, come ha spiegato Fernando Simon, direttore del Centro de Coordinacion de Emergencias Sanitarias del Ministero, sono gli anziani e i gruppi di rischio con malattie croniche. Le tendenze, ha inoltre, precisato, ‘sono molto volubili e dipendendo anche dal processo di notifica dei casi‘.

Anche in Spagna l’invito è quello di restare a casa  #yomequedoincasa: Sul fronte sanitario il problema più grave è il numero delle persone da curare e poi c’è un altro fronte essenziale; restare a casa. So che è dura, ma dobbiamo andare avanti“, l’appello del premier spagnolo Pedro Sanchez

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