spagna congedo mestruale

Si tratta del primo caso di legislazione in materia in tutta Europa. L’Italia ferma a un ddl del 2016.

La Spagna pronta a varare una legge sul congedo mestruale per le donne. Ogni lavoratrice avrà diritto a tre giorni al mese di congedo, secondo il disegno di legge promosso dal Governo di Madrid (composto dai socialisti del Psoe e da Podemos). Martedì è prevista una nuova discussione e il ddl potrebbe ancora subire qualche variazione, ma si tratta del primo caso di legge sul congedo mestruale in tutta Europa.

Ad oggi, nella stragrande maggioranza dei Paesi, l’iniziativa a tutela delle donne non è prevista per legge ma dipende dalle politiche aziendali delle singole imprese. L’Italia appare ferma al palo, anche se i dati sono allarmanti: secondo l’ospedale Bambino Gesù di Roma, la dismenorrea (i casi di mestruazioni particolarmente dolorose) riguarderebbe il 90% delle donne e delle adolescenti italiane e rappresenta la prima causa di assenza lavorativa e scolastica.

A tutto questo si aggiungono i dati riportati dal Ministero della Salute sull’endometriosi: sono almeno tre milioni le donne italiane con una diagnosi accertata, con un picco nella fascia d’età 25-35 anni. Diverse aziende hanno già riconosciuto dei congedi alle proprie dipendenti per queste patologie (come ad esempio Nike, dal 2007), ma sono diversi gli Stati extra-europei che hanno legiferato sul congedo retribuito per le donne. La Corea del Sud ha una legge dal 2001, il Giappone e l’Indonesia addirittura dal 1947 e dal 1948.

L’Italia, come al solito, appare piuttosto indietro. Come spiega Il Messaggero, tutto è fermo dal 2016, quando quattro deputate, allora del Pd, presentarono un ddl alla Camera. Il testo presentato da Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato non ha mai terminato l’iter consultivo nelle Commissioni ed è finito nel dimenticatoio. Il testo prevedeva, per le lavoratrici pubbliche e private, con contratto subordinato e parasubordinato, full time o part time, tre giorni di permesso al mese, senza detrazioni di stipendio, per il malessere provocato dal ciclo, dietro presentazione di un certificato medico specialistico da rinnovare ogni anno.

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