Territorio

Sostenibilità, il piano di Skyway per salvare il Monte Bianco

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La situazione delle montagne italiane diventa più seria ogni giorno che passa, con il ghiacciaio Planpincieux come ultimo esempio della gravità del momento. Ma c’è una società, la Skyway che vuole essere d’esempio.

Una cordata verde per fare della Skyway sul Monte Bianco la prima funivia green in Italia. È un piano triennale che punta dritto al 2022 quello annunciato nel primo bilancio di sostenibilità ambientale dell’impianto funiviario di Courmayer che sarà presentato ufficialmente il 7 ottobre.

Oltre al rendiconto dei risultati conseguiti nei primi tre anni di attività, a partire dal 2016, il report delinea una strategia di sostenibilità per il futuro con obiettivi concreti. Come la riduzione dei consumi energetici, delle emissioni dei principali gas ad effetto serra, dei consumi dell’acqua e della produzione di rifiuti. Tutto questo nel quadro dei Sustainable Development Goal indicati dalle Nazioni Unite all’interno dell’agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030.

L’ambiente dell’alta montagna con i suoi ghiacciai messi a dura prova dagli effetti del riscaldamento globale – come quello di Planpincieux sulla catena delle Grandes Jorasses, dove il progressivo distacco di un seracco ha messo in allarme l’intera valle – è anche il terreno su cui si misura l’impatto della Skyway. Una struttura che comprende ristoranti, un centro congressi, una sala cinema, una libreria, un’esposizione di cristalli e il giardino botanico alpino Saussurea.

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Nel 2018 vi sono transitati circa 215000 visitatori, con un picco massimo raggiunto in un giorno di 3800 persone e ricavi intorno ai 10 milioni di euro.

È proprio la montagna la fotografia più realistica dei cambiamenti climatici“, spiega Federica Bieller, presidente di Skyway. “I ghiacciai soffrono, le rocce si sgretolano. Gli effetti che vediamo e viviamo in montagna sono il risultato dell’impatto dell’uomo sull’ambiente.”

In parallelo con il Rifugio Torino, situato poco sotto punta Helbronner e dotato di una facciata con 28 pannelli fotovoltaici oltre che di un sistema di recupero di acqua piovana e di produzione dallo scioglimento della neve, la società Skyway ha messo nero su bianco i traguardi da raggiungere e anche gli strumenti per riuscirci.

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Attualmente il 100% dell’energia consumata è prodotta da fonti rinnovabili“, aggiunge Bieller.” In particolare Skyway autoproduce lo 0,4% grazie ai pannelli fotovoltaici installati, circa 20mila kwh all’anno, e acquista il rimanente 99,6 del suo fabbisogno energetico da CVA, azienda valdostana che produce energia interamente da centrali idroelettriche.”

Entro il 2022 poi Skyway prevede un aumento dell’ 8% della raccolta differenziata (al momento supera di poco il 60%) e del 5% delle forniture green, e parallelamente una diminuzione del 6% del volume dei rifiuti prodotti, del 15% dei consumi energetici, del 5% del consumo di acqua e dell’8% delle emissioni dirette di gas serra.

 

L’impianto prevede già il recupero dell’energia elettrica prodotta dalle funivie, nelle stazioni motrici viene recuperato il calore prodotto in sala argani, nelle cucine il calore latente presente nelle acque grigie.

Tutte le costruzioni della funivia, essendo molto ampie e ricche di superfici vetrate, raccolgono il calore, non lo disperdono. Calore che viene riutilizzato anche con i pavimenti “attivi”, capaci di trasferirlo ad altre parti di pavimentazione che restano in ombra. Le tre stazioni sono riscaldate con pannelli a pavimento e a parete di tipo radiante gestiti da pompe di calore elettriche. Nessun combustibile fossile viene bruciato.

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Tra gli accorgimenti adottati per coinvolgere attivamente i visitatori vi è anche un percorso di escursione contrassegnato da una stellina verde che indica le opzioni più sostenibili come i prodotti locali e biologici, i saponi ecologici impiegati nei bagni, i piatti in materiale compostabile, la raccolta differenziata, le colonnine per la ricarica di bici elettriche.

Skyway ha investito 25000 euro solo per interventi di pulizia.

I lavori si sono concentrati sul ghiacciaio del Monte Bianco“, conclude Bieller, “con la rimozione di materiali ferrosi accumulatisi sui versanti della montagna attorno alla stazione di vetta. Venti tonnellate di rottami sono stati disseppelliti e trasportati a valle per lo smaltimento“.

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