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Buone azioni per rendere il 2020 l’anno della sostenibilità

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Sostenibilità. Il nuovo anno è appena iniziato e cosa c’è di meglio che inserire la cura del Pianeta tra i buoni propositi?

Ma cosa bisogna fare per far sì che il 2020 sia l’anno della sostenibilità?

Secondo i giovani dei Fridays for Future essenzialmente ci sono due livelli:

  • le micro azioni, quelle azioni individuali
  • le macro azioni, quelle azioni che riguardano il sistema di produzione e consumo.

“Per quanto riguarda la singola persona, alcuni accorgimenti sono essenziali – comincia Luca Sardo, uno dei coordinatori torinesi dei Fridays For Future – anzitutto, lasciare a casa l’auto, usare bici e trasporto pubblico, meglio ancora metro e tram”.

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Un’altra regola d’oro è fare attenzione a cosa si mangia, “perché la carne ha un impatto ambientale molto alto, soprattutto quella rossa o proveniente dagli allevamenti intensivi”.

Stop alle bottigliette di plastica, piuttosto utilizziamo una borraccia.

Quando andiamo al supermercato, portiamo con noi le buste di plastica e preferiamo i negozi dove si trovano i prodotti sfusi, senza imballaggi.

Attenzione pure in casa: “anche se è più difficile, bisogna cercare di alimentarla con energie sostenibili. Peraltro ci sono diversi incentivi, sia per il fotovoltaico che per la ristrutturazione di infissi, in modo da evitare che il calore venga sprecato”.

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Davvero importante è sensibilizzare: “parlare il più possibile, con amici, parenti e colleghi – spiega Sardo – c’è bisogno di condividere problemi e soluzioni”.

Ma l’impegno più grande deve essere quello delle aziende e della Politica.

“Primo – spiega Tommaso Felici, studente di Economia dell’Ambiente – bisogna cominciare la transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili. È una transizione che avrà un costo sociale ed economico forte, ma solo iniziale: le aziende che lo hanno già fatto hanno grossi vantaggi”.

Poi, attenzione al verde, “anche se a Torino dobbiamo più che altro gestire bene il patrimonio arboreo che abbiamo, più che riforestare”, e non cementificare.

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Per le aziende che producono beni, poi, “leggi che obblighino a internalizzare i costi ambientali. Se per fare una maglietta è necessario inquinare tanto, allora deve essere penalizzata, in modo da favorire prodotti più sostenibili”.

Infine, è fondamentale cambiare il punto di vista: “quando si parla di inquinamento, tutti accusano il vicino, senza mai prendersi la responsabilità – spiega Tommaso – diamo tutta la colpa a Cina e India, ma la realtà è più complessa. Le emissioni rimangono anche cento anni nell’atmosfera, e quindi abbiamo una grossa responsabilità storica. Secondo, bisogna guardare non solo alla produzione, ma anche ai consumi. E molti degli Stati che inquinano di più lo fanno per produrre cose che poi usiamo noi qui. In altre parole, se noi inquiniamo meno è perché produciamo meno, e importiamo di più”.

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