L’ATTACCO DEI GIGANTI: SOIA, LA REGINA DEGLI OGM HA SEMPRE PIU’ FAME

Soia. Troppo spesso per abitudine culturale crediamo che ciò che non abbiamo vicino non ci riguardi. Ma sbagliamo. Le grandi monocolture sono OGM creati per prendere il posto di foreste e interi territori con tutte le loro risorse, quelle stesse risorse che oggi definiamo vitali. Tra i tanti esempi oggi quello della soia è il più evidente.

Ogni stagione ha la sua moda. Azzurro, nero, rosa shocking e così di seguito. L’ultima è quella dell’olio di palma. Non si parla d’altro. Adoro questo tipo di mode: quella della bicicletta, del biologico e del riciclo “consapevole”, un termine che definirei molto radical chic.

La coltivazione di soia transgenica, tanto in voga nei primi anni duemila, oggi sembra un ricordo lontano. Ma il problema non è stato ancora risolto. Le coltivazioni infatti sono aumentate esponenzialmente e per farsi spazio stanno utilizzando risorse oggi impensabili, come le foreste. Oggi più che mai gli alberi ricoprono un importanza capitale in quanto assorbono enormi quantità di CO2, quella del riscaldamento globale e della fine del mondo tanto per precisare con leggerezza.

In Amazzonia, però, coltivare soia è impossibile per motivi legati alle condizioni climatiche sfavorevoli. Allo stesso modo è impossibile coltivare grano in Canada che, ovviamente, è il primo importatore nel nostro paese, quello della pasta. I conti non tornano. Il Sud America è diventato il primo esportatore di soia in Cina “trovando” spazio nelle infinite foreste, quella Amazzonica e del Gran Chaco che a oggi non sono più tanto infinite. Secondo uno studio effettuato da Greenpeace, il Brasile è al quarto posto nella classifica dei paesi emettitori a livello globale. La deforestazione e il cambio d’uso dei suoli forestali causa il 75% delle emissioni del paese. Di questa percentuale il 59% proviene dalla perdita di copertura forestale e dagli incendi nella regione amazzonica. Il largo consumo di pesticidi ed erbicidi su produzioni geneticamente modificate ad hoc stanno inquinando le falde acquifere, gli abitanti delle zone interessate si stanno ammalando e le nascite di neonati con malformazioni genetiche aumenta esponenzialmente. In più la biodiversità – fondamentale per l’ equilibrio globale del nostro pianeta— sta sparendo ad un ritmo che possiamo definire folle. Il problema è sempre lo stesso: siamo avidi, lo siamo a tal punto da non interessarci neanche più di noi stessi, della nostra salute, del nostro futuro, se mai ce ne sarà uno.

Gran Chaco, Paraguay

E’ chiaro che se un tempo ci si poteva permettere di sfruttare a nostro piacimento ogni tipo di risorsa di un paese economicamente più debole, oggi il problema non è solo quello dell’ etica – se un individuo debba essere classificato in base al reddito- bensì ambientale. Il mondo che ci ospita non fa differenze di sorta. Esso è un unico sistema e se deforesti in Italia o in Bolivia non c’è differenza, ci rimettiamo tutti, ricchi e poveri, buoni e cattivi. La reazione a catena sviluppata da questi eventi – ma non solo- è già visibile con il clima impazzito e l’aumento delle temperature. Non è un caso quindi e tanto meno una moda quella di indossare t-shirt a dicembre o di dover acquistare zucchine a nove euro il kg.

Nel video qui sotto si parla della più grande deforestazione oggi in corso, quella dell’ area naturale del Gran Chaco tra Argentina, Bolivia e Paraguay. Si tratta della seconda area naturale per estensione di tutto il Sud America, seconda solo all’ Amazzonia.

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