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Smog Torino, 900 vittime all’anno. Indagati Appendino e Cirio

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I dati del Servizio epidemiologico dell’Arpa Piemonte sull’inquinamento atmosferico a Torino confermano: 900 morti all’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi. Da anni Torino è maglia nera nelle classifiche di Legambiente sullo smog in Italia. Indagati nell’inchiesta aperta dalla procura nel 2017 Appendino e Cirio.

Sono finiti al centro di un’inchiesta della procura di Torino per il reato di inquinamento ambientale gli amministratori che dal 2015 ad oggi hanno avuto a che fare con la gestione del tema dello smog. L’inchiesta era stata avviata nell’aprile  del 2017. Il reato per il quale si procede è il 452 bis, un ecoreato entrato in vigore nel maggio del 2015.

In particolare, sono indagati l’ex presidente della Regione Sergio Chiamparino, l’attuale presidente Alberto Cirio, la sindaca di Torino Chiara Appendino e il suo predecessore Piero Fassino. Le indagini dei magistrati riguardano anche i loro assessori all’ambiente, Stefania Giannuzzi e Alberto Unia, Enzo Lavolta, Alberto Valmaggia e Matteo Marnati.

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Un’indagine per “inquinamento ambientale” (illecito entrato in vigore soltanto grazie alla legge sugli ecoreati 68/2015) aperta su impulso dell’esposto presentato nel 2017 dal Comitato Torino Respira, con cui Legambiente, a livello locale, da sempre dialoga: Gli effetti sulla salute dell’inquinamento atmosferico nella Città di Torino “provocano 900 morti all’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi”, come confermano i dati del Servizio epidemiologico dell’Arpa Piemonte.

La base della contestazione sarebbe che non tutte le misure necessarie all’abbattimento dello smog sarebbero state assunte dagli Amministratori in questione per contenere il rischio e l’inquinamento. 

La città di Torino è da danni maglia nera nelle classifiche di Legambiente sullo smog in Italia: secondo i nuovi dati sul superamento dei limiti giornalieri di Pm10 nel capoluogo piemontese: nel 2021 registrati già 20 giorni di sforamento (su 35 annuali) dalla centralina Torino (Grassi).

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L’inchiesta avviata dalla procura di Torino per inquinamento ambientale iscrive nel registro degli indagati vertici e amministratori a più livelli e contesta una situazione da noi denunciata da tempo, suffragata da numeri via via più allarmanti: ossia la mancata adozione di misure sufficienti e adeguate a contrastare i livelli di smog che ogni giorno nel capoluogo piemontese compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, tanto che Torino si è confermata maglia nera assoluta nelle classifiche stilate nel nostro rapporto Mal’Aria di Città 2021 – spiega il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani –  L’inquinamento atmosferico è una questione complessa legata a molteplici fattori, pertanto non può essere affrontato in maniera estemporanea o emergenziale. Uscire da questa logica significa anzitutto richiamare alla loro responsabilità gli amministratori locali: il problema va affrontato in maniera strutturale e con una pianificazione organica, senza ricorrere sistematicamente alle deroghe, come fatto finora. In città è fondamentale, inoltre, incrociare due temi quali la mobilità e l’utilizzo dello spazio pubblico, da porre al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, e intervenire nell’immediato sull’abbattimento degli inquinanti atmosferici, a partire dalle polveri sottili che hanno impatti a catena anche sul sistema sanitario, sociale e produttivo del nostro Paese”.

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Numeri e storie che emergono chiaramente anche dall’ultimo rapporto Mal’Aria di Città 2021 di Legambiente: nel 2020, infatti, Torino è stato il primo capoluogo d’Italia per superamento dei limiti giornalieri previsti per le polveri sottili (Pm10), ma anche maglia nera tra le città che hanno superato il valore medio annuale per le polveri sottili (Pm10) suggerito dalle Linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), con una media di 35 microgrammi/mc per tutte le centraline urbane del capoluogo. E anche nel 2021, Torino conferma le cattive performance, come rivelano i dati diffusi oggi da Legambiente: nei primi 50 giorni dell’anno, la centralina Torino (Grassi) ha infatti già registrato 20 giorni di superamento del limite giornaliero (su 35 annuali), con una media di periodo di 49 microgrammi/metro cubo. Numeri negativi sono stati registrati anche da Torino (Consolata), con 18 giorni di sforamenti e una media di 43 microgrammi/metrocubo, e da Torino (Rebaudengo), con 16 giorni di sforamenti e 43 di media

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