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Record smog in India, Corte Suprema mette al bando cantieri in città e fuochi nei campi

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Smog. Scuole chiuse, traffico privato dimezzato con la circolazione delle auto con targhe alterne fino al 15 novembre.

Ma niente, la cappa di smog che da cinque giorni attanaglia la città di New Delhi ha registrato solo un lieve calo.

La città resta una camera a gas, una serissima minaccia per la salute” – afferma il governatore Arvind Kejriwal, che insiste: “chi vive qui corre seri rischi per la salute, come se fumasse due pacchetti di sigarette al giorno: è inaccettabile”.

Una situazione così insostenibile da spingere la Corte suprema a mettere al bando, fino a data da stabilirsi, l’uso di generatori a diesel e tutti i cantieri in città (edilizi e stradali), oltre a proibire di bruciare a cielo aperto i rifiuti.

Nella lunga udienza sulla situazione, i magistrati della Corte hanno, per la prima volta, detto apertamente che i governi degli stati devono essere ritenuti legalmente responsabili dell’attentato alla salute dei cittadini e hanno sostenuto che “nessun contadino ha il diritto di bruciare i campi”, sposando quindi la tesi del governatore di Delhi, secondo il quale la maggiore causa dell’emergenza in corso sono gli incendi delle stoppie.

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La Corte ha anche invitato i governi del Punjab, dell’Haryana e dell’Uttar Pradesh, gli stati prevalentemente agricoli che circondano la capitale, a interrompere immediatamente i fuochi.

Nominato infine dalla Corte un comitato di esperti che affiancheranno il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente “in una sessione di brainstorming per ridurre immediatamente l’inquinamento di Delhi”: un palese richiamo all’insufficiente azione del ministero dell’Ambiente.

“Quello che stiamo vivendo non è accettabile in un paese civile” – hanno ribadito i magistrati.

La capitale indiana è al quinto giorno di emergenza inquinamento.

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Lunedì lo smog ha registrato livelli record, i peggiori da tre anni: l’AQI, l’air quality index, che misura le particelle velenose che dall’atmosfera entrano nei polmoni, ha toccato quota 650, con punte di 708, e in alcune aree della città addirittura il record apocalittico di 900, quattordici volte sopra il livello ritenuto accettabile.

L’ambasciata americana sul posto ha registrato una concentrazione di particolato fine (PM2,5) di
469 microgrammi per metro cubo di aria; l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) raccomanda di non superare una concentrazione media giornaliera di 25.

Alcuni esperti sono però molto cauti sull’efficacia della circolazione a targhe alterne, utilizzata più volte dal 2016, ma sempre prevedendo numerose esenzioni, per esempio per le due ruote e per le donne al volante.

“Non può essere una soluzione perché il trasporto motorizzato privato è solo una piccola parte delle fonti di inquinamento” – ha detto Siddharth Singh, autore di ‘The Great Smog of India’.

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Secondo le stime del Governo, gli scarichi delle auto, insieme alle emissioni provenienti dalle fabbriche, contribuiscono per oltre il 50% dell’inquinamento atmosferico di Delhi.

Secondo il sito che monitora in modo indipendente la qualità dell’aria, AirVisual, New Delhi oggi è la città più inquinata del mondo, con un ampio margine rispetto alla seconda, la pakistana Lahore.

Incessanti le polemiche sull’ inefficacia delle misure messe in campo.

Chi può permettersele, si sta rassegnando all’uso delle maschere, ma ci sono milioni di persone, che non possono permettersi la spesa e che lavorano tutto il giorno all’aperto: venditori, muratori, vigilantes, guidatori di rickshaw, sarti, stiratori; mentre altri milioni vivono, letteralmente, lungo le strade.

“È come se ognuno di loro fumasse due pacchetti di sigarette al giorno – avvisano gli esperti – un danno gravissimo per i polmoni e per gli altri organi: li stiamo avvelenando“.

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