Salute

Smog, allarme in tutto il Centro Nord: stop alle auto e misure di emergenza

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L’allarme smog colpisce tutte grandi città del Centro Nord. Stop alle auto da Firenze a Venezia, mentre il Ministro Costa promette 850 milioni per l’emergenza inquinamento.

Le grandi città del nord sono coperte da giorni da una pesante cappa di smog, mentre le concentrazioni di sostanze inquinanti hanno superato tutti i limiti previsti dalla legge.

Da Torino a Firenze, passando per Verona e le zone della Pianura Padana, regioni e comuni fermano le auto ad alte emissioni, impongono di abbassare la temperatura negli edifici pubblici, vietano i roghi. E il governo, per arginare un’emergenza che ogni anno porta con sé un pesante carico di vite, sta per concretizzare un piano da 850 milioni.

Nel Nord Ovest  la situazione più critica. A Torino le polveri sottili dal 27 dicembre superano regolarmente i 50 microgrammi al metro cubo: da oggi i blocchi stradali coinvolgono anche i diesel Euro 5 (se immatricolati prima del 2013) e i benzina Euro 1 in città e in altri undici comuni della cintura. Blocchi pure ad Alessandria e Novi Ligure.

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Anche in Lombardia la situazione è delicata: nelle province di Milano, Monza, Cremona, Pavia, Bergamo e Como e nei comuni con più di 30 mila abitanti dal 3 gennaio sono fermi i veicoli a gasolio fino all’Euro 4. Ieri sono stati revocati i provvedimenti a Monza, Bergamo e Pavia e, nel pomeriggio, anche le misure nelle altre aree, ma solo perché oggi sciopera Trenord. Da domani ripartiranno i blocchi.

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Mezzi fermi a Firenze e dintorni, mentre in Emilia Romagna, dopo quattro giorni di divieti nelle province di Modena, Ferrara e Ravenna da oggi la situazione torna alla normalità.

E poi c’è il Veneto, un caso a sé. In tutte le province – a parte Belluno e Verona – sono bloccati i diesel fino all’Euro 4. Colpa dei cinque giorni consecutivi di Pm10 oltre i limiti, ma in questo caso la responsabilità non è solo del clima. I dati misurati a Padova, Venezia, Vicenza e Treviso negli ultimi due giorni sono tremendamente al di sopra della media – concentrazioni tra 80 e 130 microgrammi al metro cubo – per via dei Panevin, i roghi della Befana, in difesa delle quale interviene addirittura il governatore Luca Zaia: «Siamo d’accordo che respirare il fumo non faccia bene ma da qui a dire che la tradizione è responsabile di tutti i mali ce ne passa».

Proprio dalle Regioni del Nord amministrate dal centrodestra – Veneto, Lombardia e Piemonte – parte l’ennesima sfida al governo: rivedere il protocollo anti smog della Pianura padana, varato nel 2017, eliminando i blocchi alle auto considerati inutili e vessatori. Una richiesta che il ministro dell’Ambiente Sergio Costa si dice pronto a discutere ma solo in un quadro più ampio: «Non ho preclusioni, purché non si parli solo di auto», spiega.

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«Molte parti dell’accordo del 2017 non sono ancora state attuate dalle Regioni. Bisogna prima analizzare gli effetti dei provvedimenti e poi valutare eventuali. Abbiamo un gran bisogno di cambiare paradigma: il numero da cui non possiamo prescindere, sono gli 80 mila morti l’anno per cause legate all’inquinamento. Questa è la vera emergenza: se per contrastarla dovremo essere più severi, lo saremo. Mi auguro che le Regioni lavorino con noi a questo obiettivo».

Il piano che Costa ha in mente è corposo. A fine 2019 è stato approvato il «decreto clima», un pacchetto di misure per 450 milioni in tre anni, alcune delle quali pensate per contrastare lo smog: 255 milioni per bonus (tra 500 e 1.500 euro) a chi risiede nei comuni con Pm10 fuorilegge e decide di rottamare un’auto o un motociclo fino all’Euro 3; un fondo da 40 milioni per le corsie preferenziali riservate ai bus nelle grandi città; 20 milioni per il trasporto scolastico su mezzi ibridi o elettrici; 30 per la riforestazione delle città.

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In parallelo c’è un altro piano da 400 milioni dedicato a quattro ambiti: agricoltura, mobilità, riscaldamento e uscita dal carbone. Il progetto prevede di mettere al bando le caldaie a gasolio entro il 2024, tassare le auto che inquinano di più, garantisce fondi per raggiungere alcuni obiettivi: niente carbone per la produzione energetica entro il 2025, incentivi ai mezzi di trasporto a propulsione ibrida, omologazione nel codice della strada per la micromobilità elettrica (segway, monopattini, hoverboard), incentivi per la sostituzione delle vecchie caldaie da riscaldamento e per la riduzione dell’ammoniaca emessa dagli allevamenti.

 

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