L'intervista di Stefano ZagoTV

Lo smog aiuta il virus, come ripartire dopo il covid-19? VIDEO

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Lo smog aiuta il virus e noi ripartiamo senza. Turismo, ristoranti e milioni di posto di lavoro sono a rischio e non bastano i prestiti, serve di più. Come fare per cominciare dopo il covid-19 imboccando una via d’uscita ecologica e sostenibile? Intervista di Stefano Zago ad Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione Univerde e Alessadro Raffa di Nocensura.com.

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha annunciato che il coronavirus SARS-Cov-2 è stato ritrovato sul particolato (PM). La conferma arriva dopo un mese dalla pubblicazione di un Position Paper sulla “Valutazione della potenziale relazione tra l’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell’epidemia da Covid-19”.

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Se sia un vettore effettivo la certezza ancora non c’è ma ciò che è certo, secondo uno studio di Harvard, il 15% in più di morti da covid-19 è stato rivelato nelle zone più inquinate.  

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Alfonso Pecoraro Scanio, presidente Fondazione UniVerde e Alessandro Raffa Cose che nessuno ti dirà di nocensura.com, affrontano la tematica nel dibattito moderato dal direttore di TeleAmbiente Stefano Zago.

Anche prima del coronavirus in Italia l’OMS parlava di 70mila morti all’anno, morti premature per inquinamento atmosferico e in Europa di 412mila morti premature all’anno. Quando parliamo di morti premature parliamo anche in caso del covdi19 di persone che se non avessero contratto il virus avrebbero continuato a vivere. Ogni anno senza che ce se ne accorga succede lo stesso per l’inquinamento atmosferico“, afferma Alfonso Pecoraro Scanio.

In merito alle notizie che ci circolano su smog e covid-19 “la maggioranza dei giornali tende a fare del sensazionalismo più che un’informazione accurata che si trova solo su alcune testate come Le Munde o New Yotk Times. Se il particolato, come sembra vuole essere, è un vettore si tratta di una questione che va ad incidere sui prossimi mesi e su come riaprire le città. – spiega Alessadro Raffa – A Milano hanno proposto di limitare la velocità  a 30 km/h. Ma se ci sarà un grande numero di mezzi circolanti questa riduzione sarà significativa o insufficiente anche se nella giusta direzione? A Whuan era emersa la notizia che delle persone si erano ammalate pur restando nelle loro case “.

Dal 4 maggio partirà la fase 2 e diverse attività riapriranno. “A Roma ci saranno maggiori problemi di gestione della mobilità e del traffico perché si tratta di una grande città. Ma non si deve rinunciare all’obiettivo: avere una mobilità sostenibile. Mantenere il sistema dello smart working, ad esempio, anche perché molte attività possono essere programmate per essere svolte a casa. Ma bisognerebbe consentire alle persone di accedere al co-working, ovvero avere una sede di lavoro nelle vicinanze, dei luoghi e dei servizi raggiungibili a piedi e a distanze ragionevoli. Come abbiamo iniziato ad usare la tecnologia in questo periodo al massimo, ora possiamo imparare riorganizzare il lavoro in maniera più intelligente”, Alfonso Pecoraro Scanio.

Come riorganizzare le città in maniera sostenibile? “Amsterdam è un esempio. – afferma RaffaAlcuni decenni fa aveva un grosso problema di traffico. Da una parte è stato incentivato l’uso delle biciclette, poi simbolo della città e dell’Olanda, ma bisogna poi mettere le persona anche in condizione di poterle usare. A Roma ci sono stati diversi investimenti in questa direzione ma poi vai se percorri la Tuscolana trovi auto parcheggiate sulla pista ciclabile. In Olanda hanno reso sconveniente usare la macchina”.

Nella fase 2 c’è il rischio di aggravare un’emergenza ambientale già in corso e fare passi indietro rispetto a traguardi nel campo della sostenibilità già raggiunti. 

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“Una via d’uscita ecologica da questa emergenza non solo nel settore della mobilità. Nella ristorazione dove è giusto che si prendano delle cautele, c’è il rischio di un utilizzo eccessivo del monouso. Abbiamo fatto tanto per superarne l’abuso, rischiamo che l’uscita del covid19 possa portare a questo problema. Non ci deve essere chi approfitterà di queste emergenza su tutto ciò che era stato fatto fino ad oggi per uno stile di vita sostenibile”.

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Turismo, ristoranti e milioni di posto di lavoro sono a rischio e non bastano i prestiti, serve di più.

Oltre a ridursi la capienza delle attività, nelle realtà turistiche si dovrà fare i conti con un calo delle presenze. Nelle zone dove il lavoro è stagionale e il cliente non è del posto l’esigenza di essere sostenuti dallo Stato è imprescindibile. Ci sono locali fino a 20mila euro di affitto al mese, dipendenti da pagare, personale che sarà ridotto  perché meno spazio sarà adibito nel locale stesso. Questi locali per guadagnare devono funzionare. Uno Stato come l’Italia deve trovare il modo di sostenere queste imprese per un anno o per il tempo necessario. Solo per avere gel e mascherine ai clienti, i proprietari dei locali devono sostenere delle spese consistenti. E ancora oggi c’è una forte speculazione su questi dispositivi protettivi”, Raffa.

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