Clima

La situazione dell’apicoltura nell’Italia post coronavirus, tra ripartenza e incendi dolosi

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Com’è la situazione dell’apicoltura in Italia, tra coronavirus, cambiamenti climatici e incendi dolosi?Ne Abbiamo parlato con Carlo Taccari, Presidente dell’Associazione BUONO, che da anni si occupa di volontariato a supporto delle api e dell’apicoltura.

L’apicoltura è da sempre una delle fondamenta dell’agricoltura italiana, tanto che la specie autoctona italiana, l’Apis mellifera Ligustica, è richiesta in tutto il mondo. Purtroppo a causa dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici il 2019 è stato l’anno horribilis per l’apicoltura.

“Il 2019 è stato un anno particolarmente faticoso,” spiega Carlo Taccari, presidente dell’Associazione BUONO, associazione nata on lo scopo di tutelare la biodiversità del territorio e di divulgare la cultura scientifica, usando le api come strumento.

Il problema principale è stato il cambiamento climatico: abbiamo avuto una stagione apistica particolarmente complessa, con una primavera che è iniziata quando non sarebbe dovuta iniziare e un ritorno dell’inverno con tutte le difficoltà del caso. Questo ha causato uno sfasamento di quelle che sono le fasi lavorative di un apicoltore, quindi c’è stata una continua rincorsa da parte degli apiari.”

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Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno del riscatto, sempre cambiamenti climatici permettendo, e invece abbiamo stiamo avendo questa esperienza della pandemia. Al di là dei problemi logistici per gli apicoltori questa esperienza del coronavirus può essere vista da differenti punti di vista. Da un lato ci sono i problemi di spostamenti per gli apicoltori, che soprattutto ai primi di marzo, quando è iniziato il lockdown, non era chiaro se potessero andare a controllare le arnie.”

“Questo perchè c’era un fraintendimento tra la visione dell’apicoltore come hobbista e come allevatore, come invece risulta dalla legge in quanto le api sono considerate animali da allevamento, e come tali rientrano nella necessità di ricevere il trattamento sanitario previsto dalla legge. Inoltre c’è da considerare la questione delle api regine: la specie autoctona italiana, l‘Apis mellifera Ligustica, è richiesta in tutto il mondo, specialmente in Inghilterra, dove faticano ad ottenere api da miele. Naturalmente non potendo esportarle in quel periodo questo ha causato un grave danno economico per gli apicoltori.

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“Da un altro punto di vista è però innegabile che il coronavirus ha favorito di molto l’aspetto naturale: praticamente il coronavirus ha tolto una variabile, che è quella dell’attività umana, Questo ha consentito l’abbassarsi dell’inquinamento ambientale che ha permesso alle api da miele di faticare molto di meno nelle operazioni di foraggiamento: senza inquinamento infatti, i fiori riescono a spargere il più lontano possibile la loro fraganza, allettando quindi le api da miele e le fondamentali api impollinatrici. In più, cosa da non sottovalutare, il fatto che il verde urbano non sia stato curato in questo periodo ha consentito il proliferare di fiori anche nei prati urbani, fornendo di fatto più “cibo” alle api da miele”

Una cosa che forse un apicoltore non avrebbe mai pensato di affrontare è l’ignoranza di persone che senza alcun motivo apparente vedono le api come un pericolo. Questo ha causato il proliferarsi di una serie di incendi dolosi compiuti da ignoti, spesso senza alcun motivo apparente, come per esempio l’ultimo in Friuli che ha causato la morte di due milioni di api.

Questi sono eventi gravissimi“, spiega Carlo Taccari, “la mia associazione si occupa di proteggere gli ambienti naturali mediante l’impollinazione delle api, per questo voglio esprimere la mia più sentita vicinanza alle aziende che hanno subito questi danni. Quello che forse non è chiaro è che oltre al danno economico, c’è comunque un danno emozionale subito dall’apicoltore. Ogni famiglia di ape ha un carattere tutto suo, e l’apicoltore impara a riconoscerle: c’è la famiglia che si arrabbia più facilmente, quella che in determinate situazioni è più tranquilla, ognuna reagisce in modo diverso, e quando vai ad ispezionarle è come se andassi a trovare persone differenti, alla fine instauri un rapporto con loro come se fossero dei familiari.”

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“Aver aiutato dei familiari per tutto un anno, e poi ritrovarsi che nel momento in cui arriva la stagione produttiva e inizi a vedere la luce in fondo al tunnel, arriva qualcuno che manda letteralmente in fumo tutto il tuo lavoro ti crolla il mondo addosso, senza contare che per apicoltore chiamare la cura delle api un lavoro è estremamente riduttivo.”

Questi atti vandalici senza senso derivano solo da una profonda ignoranza. C’è la necessità di insistere nell’informare sull’ importanza delle api, sia nell’equilibrio della natura sia dal punto di vista economico, come uno dei capisaldi dell’agricoltura italiana; possiamo solo sperare che superando questa ignoranza questi eventi non si verifichino più.”

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